Per dovere di cronaca riportiamo l'articolo del 20 Maggio di Repubblica firmato da Enrico Curro' che sicuramente i nostri lettori riterranno interessante.

Arnaud
D
opo mesi di voci e smentite sull'interesse del magnate della moda francese per i rossoneri, arrivano le denunce e un'indagine per tentata truffa verso i mediatori italiani che si sarebbero spacciati per emissari del compratore.

Un tentativo di truffa sarebbe stato messo in atto utilizzando i nomi di Bernard Arnault – re del lusso e ceo della multinazionale LVMH – e del Milan. Lo riporta La Repubblica, spiegando che gli inquirenti stanno valutando un’ipotesi di reato a carico del mediatore finanziario D.V., 62 anni, bresciano, ex funzionario di banca. La Procura di Milano sta approfondendo il caso.

La vicenda – scrive il quotidiano – parte da lontano e si sviluppa pre e post pandemia. Il nome di Arnault viene legato al Milan per la prima volta nel luglio 2018. Nonostante le smentite, circolavano con credibilità, negli ambienti della moda a Milano e a New York, le indiscrezioni sull’affare del nuovo stadio a San Siro e dell’annesso centro commerciale, da consacrare in misura massiccia ai marchi del lusso.

Fu lo stesso Arnault in persona a raffreddare le speranze dei milanisti a gennaio 2020, in occasione del report annuale di LVMH. Poi, durante la pandemia, la crisi finanziaria mondiale riaccese le indiscrezioni sulla vicenda, ma senza nulla di concreto.

Nel frattempo però, durante l’emergenza Coronavirus, il giallo stava per vivere la sua fase più ambigua, che sarebbe finita sul tavolo della Procura milanese. Già nell’estate 2019, il più veloce a cavalcare l’onda delle notizie di un possibile interesse da parte di Arnault per il club rossonero era stato l’intermediario bresciano D.V.

Il quale, mentre lavorava al finanziamento di un grande progetto immobiliare in una tenuta svizzera del ticinese, aveva ottenuto parte delle quote della società appaltatrice anche grazie a una garanzia non scritta, che ne accresceva il prestigio: si era dichiarato uomo di fiducia in Italia di Bernard Arnault e suo interlocutore privilegiato nella trattativa per l’acquisizione del Milan.

Dall’alto di questa condizione, assicurava, nessuno meglio di lui sarebbe stato in grado di trattare col fondo angloamericano Elliott della famiglia Singer, che aveva raccolto il Milan dall’inadempiente Yonghong Li, nelle cui mani lo aveva lasciato Silvio Berlusconi nell’aprile 2017.

D.V. sosteneva di essere stato incaricato da Arnault in persona della parte più operativa del progetto: mettere in piedi il team italiano che avrebbe dovuto gestire il futuro Milan francese, dal direttore generale al responsabile dei rapporti internazionali, dal direttore sportivo all’ufficio legale.

Agganciato dunque il potenziale direttore generale, un noto dirigente d’azienda con svariate esperienze nel calcio di primo livello, lo aveva convinto a formare al più presto il team, che si era in effetti consolidato rapidamente e che era composto di altri professionisti di primo piano del calcio italiano.

Le riunioni del team erano iniziate subito, con la presentazione degli ipotetici piani per il calciomercato e per il nuovo stadio e con l’ingresso sulla scena di nuove figure. Le due più abituali erano diventate A.A., socio d’affari di D.V, e una consulente finanziaria rimasta sempre soltanto una voce al telefono o una casella di posta elettronica dal nome transalpino: la sedicente Christiane Valier.

Con il passare del tempo, non mancavano le crescenti perplessità di qualche componente del team, ma una serie di mail di rassicurazione da indirizzi apparentemente veri (tra cui quella in cui il dirigente di un’importante banca internazionale avallava le garanzie dell’intermediario) avevano contribuito a fugare i dubbi.

Inoltre, un fantomatico Arnault aveva preannunciato dal suo indirizzo di posta elettronica personale l’imminente accordo e fissava l’appuntamento decisivo, che si sarebbe tenuto al più presto in Francia o in Inghilterra.

L’incontro però non avvenne mai, e la parola fine sulla “trattativa fantasma” la mise l’estate scorsa il vero braccio destro di Bernard Arnault, il direttore generale di LVMH Antonio Belloni, rispondendo in modo lapidario dall’indirizzo di posta elettronica (questo sì autentico) alla mail piena di dubbi del team italiano, sempre più sconfortato: «Non conosco nessuna delle persone di cui parlate».

E’ così che nel 2021 il caso è finito alla Procura milanese. Che adesso ha affidato le verifiche ai Carabinieri e sta valutando l’ipotesi del tentativo di truffa.

Repubblica del 20 Maggio di Enrico Currò

 

Il Commento della Redazione

Cosa non si farebbe per i per qualche centinaio di millioni di Euro

 

Milano 24 Maggio 2021

 

La Redazione

 

 

 

Vota Il tuo GRADIMENTO da 1 a 5
0 of 5 - 0 votes
Thank you for rating this article.

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Cosa sono
I cookie sono piccoli file di testo memorizzati nel computer o nel dispositivo mobile dell´utente quando visita il nostro sito web.

A cosa servono
I cookie sono da noi utilizzati per assicurare all´utente la migliore esperienza nel nostro sito.
Questo sito utilizza solo Cookie di sessione. Cookie automaticamente cancellati quando l´utente chiude il browser.

Tutti i Cookies NON vengono archiviati e sono gestiti con policy che rispetta la Privacy.