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LA SAGA DI SAN SIRO CONTINUA:

Il sindaco Giuseppe Sala, il presidente dei rossoneri, Paolo Scaroni e l’ad dei nerazzurri, Alessandro Antonello, sono scesi nel cortile di Palazzo Marino e si sono fermati per una foto, con stretta di mano, ma senza rilasciare dichiarazioni. Scaroni e Antonello sono poi andati via in auto insieme.

Sappiamo per certo che Scaroni durante l’incontro ha alzato la posta e ha anticipato a Sala che c’è un’ altra condizione:  è che San Siro e le aree circostanti  interessate alla ‘Ristrutturazione’,  dopo i  99 anni  proposti da Palazzo  Marino diventino di proprietà delle due squadre.

 

Proposta non facile da esaudire; a nostro avviso  si tratta di una richiesta che potrebbe essere  controbilanciata dalla domanda  di maggiori concessioni edilizie sulle 2 Torri con uffici e servizi, sulle aree funzionali esterne, sulle aree Commerciali e quelle vicine allo stadio di San Siro, che il Comune vorrebbe rinnovare.
In pratica realizzare il progetto quel progetto  edilizio previsto nel piano originale presentato nel “Dibattito Pubblico” ma… sotto le spoglie di una “Ristrutturazione” e NON di un “Abbattimento”.

Nel contempo Giuseppe Sala, con un sorriso di sfida, si dichiara ottimista sulla vicenda San Siro: “Sarà una battaglia convincere Inter e Milan a restare, ma sono pronto per la sfida. La prossima settimana, inviterò i club e WeBuild (il colosso incaricato dal Comune per la ristrutturazione) per un confronto frontale. Entro giugno, voglio uno studio e risposte certe”. Il sindaco di Milano, parlando a Libero, non lascia spazio a dubbi: “Niente piede in due scarpe. Entro tre mesi voglio una risposta definitiva: dentro o fuori”.

Sala non sembra affatto convinto dell’ipotesi San Donato per il Milan: “A inizio febbraio, ho chiesto al Milan di ufficializzare la loro rinuncia a San Siro, ma la loro risposta è stata evasiva. Dal presidente Scaroni, ho percepito un interesse per San Siro, ma il proprietario è Cardinale…

Le mie perplessità su San Donato resistono. Il sindaco dice che sarà pronto nel 2028, ma la mia esperienza mi dice che è un’utopia”. E ancora: “Cardinale sa di cosa parla, ma è un’ottica americana ottimista.
Mi sembrano tempi difficili per un investimento così elevato. Hanno già fatto il rogito? In ogni caso, sono terreni rivendibili”.

Discorso simile, o quasi, per l’Inter a Rozzano: “Il sindaco dice di non aver sentito i nerazzurri da mesi. Da Zhang, ho percepito una disponibilità sincera, pur nutrendo dubbi sul restyling di San Siro perché non si può traslocare per due anni in uno stadio più piccolo. Però ha lasciato un margine di trattativa: continuare a giocare al Meazza riducendo al minimo i disagi e giocare altrove un paio di giornate, in estate, per garantire i lavori nel periodo estivo”. Così, i tifosi dovrebbero comunque prepararsi per qualche trasferta: “A febbraio 2026, per le Olimpiadi, per qualche giornata le squadre dovranno traslocare da San Siro”.

E quindi, torna l’ipotesi ristrutturazione di San Siro: “Ricordo che le squadre hanno un contratto d’affitto al Meazza fino al 2030, quindi devono essere certe di avere uno stadio per quella data. E qui, i costi sarebbero inferiori rispetto a quelli di un nuovo impianto: diciamo che fare un nuovo stadio costa 1,2 miliardi di euro. I lavori a San Siro costerebbero 300-350 milioni a cui va aggiunto il costo dello stadio: il Comune lo ha a libro paga a 100 milioni ma non ci devo guadagnare. Propongo un diritto di superficie a 90 anni con formula per cui alla fine diverrebbe di proprietà delle squadre, che quindi potrebbero già registrarlo come nuovo asset”.

E se Inter e Milan dicessero no?Trasformeremo lo stadio in un luogo dedicato a concerti ed eventi. Ma così, si cancellerebbe la storia del calcio a San Siro, cosa che io non vorrei”. Un finale che Sala spera di evitare, ma per il quale è pronto a combattere.


IL PROGETTO
 :

Intanto Webuild  in una intervista esclusiva a Rai Sport il Direttore generale di Webuild Massimo Ferrari responsabile della ristrutturazione di San Siro, lancia un messaggio chiaro e deciso a Inter e Milan: “I lavori inizieranno in estate e dureranno almeno due anni. Inter e Milan, non temete, continuerete a giocare”.

massimo ferrariLavori estivi intensivi, da giugno a settembre, per un periodo non inferiore ai due anni: questa è la formula vincente per la ristrutturazione dello stadio Meazza, ideata per non interferire con la stagione calcistica. Webuild, il titano delle costruzioni incaricato dal Comune di Milano, sta lavorando a pieno ritmo per presentare uno studio di fattibilità entro tre mesi. “L’obiettivo è lavorare intensamente da giugno ad agosto, spostando al massimo una partita, l’ultima o la prima, se necessario”, dichiara con determinazione il direttore generale di Webuild, Massimo Ferrari, in un’intervista a Rai Sport.

 “Per incrementare le entrate” delle due società “ è fondamentale puntare sulla clientela vip, sugli sponsor e sui servizi accessori che si possono realizzare nelle immediate vicinanze dello stadio”, afferma Ferrari con convinzione.

Per quanto riguarda la nuova area vip, Ferrari svela tre opzioni intriganti:

  1. Crearla tra il primo e il secondo anello,
  2. Sfruttare parzialmente quello spazio e svilupparla in parte all’esterno,
  3. Svilupparla interamente all’esterno con un accesso privilegiato al campo.

Il Direttore generale di Webuild non lascia spazio a dubbi: il progetto è ambizioso, ma realizzabile. La ristrutturazione di San Siro è solo all’inizio.


LA RIVOLTA DI SAN DONATO:

A conferma delle perplessità di Sala su San Donato, i cittadini sono pronti alla battaglia contro il nuovo stadio del Milan. Oltre 1000 firme raccolte in soli quattro giorni dalla petizione che invoca l’intervento dell’arcivescovo Mario Delpini per fermare il progetto. “Arcivescovo, salvi Chiaravalle da un nuovo stadio!”, è l’appello lanciato con forza dalla petizione pubblicata il 29 febbraio su change.org.

mario delpini e papa francescoUn’azione decisa per impedire la nascita del nuovo stadio, che avrebbe un impatto devastante sulla vicina abbazia di Chiaravalle e sull’intera area circostante. I monaci dell’abbazia, insieme ai residenti locali, associazioni e comitati, da settimane chiedono a gran voce che l’impianto non venga realizzato in quell’area. “Caro arcivescovo Delpini”, scrivono i promotori della petizione, “ci rivolgiamo a Lei per chiedere il Suo autorevole intervento per sventare questo progetto di deturpamento ambientale e spirituale del Borgo di Chiaravalle”.

Lei sa meglio di noi”, proseguono, “che la zona di Chiaravalle, al cui centro si trova l’antica abbazia cistercense, possiede un valore inestimabile, sia naturale che storico, monumentale e soprattutto spirituale. Ora quest’oasi rischia di essere soffocata da un progetto che rappresenta la più netta espressione della mentalità consumistica, ovvero la negazione del simbolo spirituale che l’area di Chiaravalle incarna”. I firmatari chiedono a Delpini “di far sentire la Sua autorevole voce in difesa del valore dell’area di Chiaravalle e di sventare così il pericolo che tale valore venga annientato”.

 

 

 

 

 

 

Milano 04 Marzo 2024

 

 

La Redazione

 

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