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    SALVIAMO SAN SIRO

    Per dire "No" all’ abbattimento e alla cementificazione del quartiere, ma "SI" alla sua eventuale ristrutturazione che comprenda la riqualificazione dell' area con spazi dedicati ai giovani, allo sport, al verde comune e che allo stesso tempo ne venga mantenuta l' identità
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 Calze arcobaleno e Maglietta Che Guevara

 

 

Alleghiamo il testo integrale dell' intervista fatta dal: "Giornale Milano" di oggi (14 Luglio 2025)  al consigliere di maggioranza del gruppo misto Enrico Fedrighini, in coda  il commento della Redazione del sito.

 Enrico Fedrighini«Sala vieta il dissenso Ma non cedo al fascino delle calze arcobaleno»

 

Il sindaco oggi incontrerà gli altri capigruppo di maggioranza tranne lei.  Magari la convocazione è finita in «spam»?

«Assicuro di no. Mi ha avvisato giorni fa un collega, mi ha spiegato che ci sarebbe stata questa riunione di maggioranza sul nuovo stadio ma Sala ha chiesto esplicitamente di non coinvolgermi per evitare che fosse anticipato l’oggetto della discussione».

É in grado di spoilerare i contenuti a questo punto?

Se voleva che non uscissero prima i temi, eccolo servito.  Il sindaco vuole far votare il consiglio sulla vendita del Meazza e delle aree intorno entro il 31 luglio.
 I nodi sono tre: il primo è che non è possibile evitare i “crediti di carbonio“, l’impatto ambientale subito dai milanesi sarà compensato non qui ma con i meccanismi della finanza ambientale, magari piantando alberi in Guatemala, uno scandalo».

Secondo?

«Tra i paletti fissati dal Consiglio c’era la destinazione di 40 milioni di euro sul quartiere, per servizi  o  rigenerazioni.
Un miraggio, ci sono grossi problemi».

Terzo nodo?

«Non si può ottenere dai club il 50% di verde permeabile sull’area, un’altra richiesta votata dall’aula, il consiglio dovrebbe accettare un dietrofront per portare a casa l’operazione. Senon si calcola il verde “finto“ (come giardini pensili o aiuole create su binari del tram, ndr.) il verde calpestabile sarà solo il 18%.
L’oggetto della discussione quindi sarà capire come e se si possano rivedere questi aspetti per avere il sostegno dell’aula.
É rimasto escluso chi, come me, è contro. Vietato il dissenso».


Non è la prima volta che si scontra con la giunta, mai pensato di uscire dalla maggioranza e fare opposizione vera?

«A maggior ragione rimango in maggioranza, ha bisogno di dissidenti, persone che dicano al sindaco “andando avanti così, sbattiamo contro un palo“. Stare in maggioranza non vuol dire essere muti e obbedienti, ma cercare di correggere il tiro, specie se è in gioco un bene del Comune e il rischio è di non essere più votati. Continuerò a fare il mio dovere nell’interesse della città, senza subire ricatti nè l’indubbio fascino dei calzettoni arcobaleno..».

Frecciatina al sindaco.

«C’è chi si accontenta di avere un sindaco coi calzettoni colorati e la maglietta con la faccia del Che Guevara come elemento di democrazia e chi pensa che la politica sia un cosa seria.
Bisogna avere il coraggio di assumere scelte chiare e trasparenti, se emergono critiche e posizioni contrarie vanno analizzate. Gestire la vendita dello stadio come una trattativa privata,chiamando gli eletti a ratificare scelte già prese, è un sintomo di straordinaria debolezza».

ChiCa


Il Giornale Milano 14 Luglio 2025

COMMENTO FINALE DELLA REDAZIONE

Escludere i dissidenti dalle riunioni di maggioranza è un’antica arte del potere, ma a Palazzo Marino ormai si rasenta la commedia dell’assurdo.
Enrico Fedrighini, reo di voler difendere un patrimonio pubblico e di leggere le delibere prima di firmarle, viene messo alla porta per non disturbare il manovratore. Altro che partecipazione e trasparenza: a Milano si celebra il rito del “dissenso a porte chiuse”.

Nel frattempo, la giunta Sala si prepara a mettere in saldo San Siro, simbolo e bene comune, per far posto a torri di vetro e verde finto, il tutto per un bel 18% di calpestabile: il resto, speriamo, lo compenseremo piantando palme in Guatemala.
Così, mentre si spaccia per “rigenerazione urbana” quella che ha tutta l’aria di una cementificazione speculativa, si preferisce l’opzione più comoda: ratificare decisioni già prese, magari in una call tra fondi e costruttori.

In questa tragicommedia, a chi solleva dubbi si risponde con l’esclusione, mentre si indossa una maglietta del Che come se bastasse per camuffare un piano da manuale del neoliberismo urbano. Ma dietro i calzettoni arcobaleno e le dichiarazioni “progressiste”, si cela un’amministrazione che svende il suolo pubblico per non disturbare i sonni dei fondi esteri.

E intanto, ai milanesi, rimangono solo le briciole. O peggio, le ombre dei pali contro cui — come avverte Fedrighinistiamo per andare a sbattere.

 

 

 

 

 

Milano  14 Luglio 2025

 

 

La Redazione

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