
Il “Meazza” non è un relitto da abbattere ma un patrimonio funzionante, redditizio e sottovalutato.
Ecco tutti i numeri che smascherano l’allarmismo costruito ad arte per giustificare un’operazione immobiliare.
dalla Redazione di Salviamo Sansiro presente alla Conferenza Stampa a Palazzo Marino
Mentre Milano discute del destino di San Siro, tra minacce di abbandono e progetti di nuovi stadi, un dossier accurato e ben documentato presentato ieri a Palazzo Marino alla Conferenza Stampa dall' ex vicesindaco di Milano Luigi Corbani che insieme a Enrico Fedrighini e Claudio Trotta smontano punto per punto la narrazione dominante secondo cui il Meazza sarebbe un impianto troppo vecchio, costoso e ingombrante per sopravvivere.
Dietro la retorica del “non si può ristrutturare” si nasconde un’operazione che poco ha a che fare con lo sport e molto con la speculazione. I numeri lo dimostrano.
Un impianto “troppo costoso”? Tutt’altro.
La tesi ufficiale – abbandonata anche dal Comune nelle sue ultime memorie al TAR – è che mantenere San Siro sarebbe economicamente insostenibile. Ma la realtà dice altro. Inter e Milan, attraverso la società M-I Stadio srl, non solo coprono tutti i costi di gestione ordinaria e straordinaria, ma generano utili, grazie soprattutto agli eventi extra-calcistici.
Nel 2023-24 il bilancio si è chiuso con un utile di oltre 1,3 milioni, con i concerti che hanno prodotto ricavi per quasi 12 milioni su 24 eventi. Il 70% degli introiti arriva da attività non legate alle partite.
Un segnale chiaro: San Siro è autosufficiente.
Il Comune incassa… e tace
Dal 2000 a oggi, Palazzo Marino ha incassato circa 260 milioni di euro dai canoni e dai proventi collegati allo stadio, senza mai fornire un rendiconto pubblico dettagliato. Il valore patrimoniale del Meazza è ufficialmente riconosciuto: nel 2006 era già di 68 milioni, oggi rivalutabile a circa 95. A questi si aggiungono oltre 100 milioni investiti in manutenzioni, anche per la finale Champions del 2016.
L’Agenzia delle Entrate valuta oggi l’impianto (escluso il terreno) circa 125 milioni. Molto più dei 70 milioni che alcuni documenti comunali riportavano come riferimento.
Ristrutturare si può, anzi si deve
Stadi europei come quelli di Lille o Monaco sono stati ammodernati senza demolizione, con coperture mobili e servizi moderni. Anche San Siro può seguire la stessa strada, come dimostrato nel progetto di ristrutturazione presentato nel 2024 da Webuild: prevedeva un restyling profondo ma compatibile con l’attività sportiva in corso. Una proposta ignorata.
Invece si punta a nuovi impianti in stile “americano”, con più VIP lounge e meno spazio per i tifosi popolari, come denunciato anche da figure internazionali come Roy Keane.
Una minaccia inaccettabile
Milan e Inter minacciano di abbandonare San Siro se entro luglio 2025 non sarà approvato il loro piano.
Ma questa scadenza autoimposta non può diventare un ricatto per la città. Il rischio? Un enorme vuoto urbano, economico e sociale lasciato sulle spalle del Comune.
E c’è una contraddizione evidente: se San Siro è davvero “inadeguato”, perché è stato scelto per ospitare la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi 2026? Perché continuano a giocarvi le squadre ogni settimana? Lo stadio è sicuro, agibile e certificato. Il resto è propaganda.
Non è sport, è finanza. E pure traballante.
Chi cita lo Juventus Stadium come esempio virtuoso dimentica che la Juve ha accumulato quasi 640 milioni di debiti, e nel 2023-24 ha perso quasi 200 milioni. L’autonomia finanziaria dei nuovi stadi è spesso una chimera. Il problema non è San Siro, ma il modello economico di club che cercano di risanare i conti con maxi-operazioni immobiliari sul suolo pubblico.
Un bene pubblico, non alienabile
San Siro è classificato come bene del patrimonio indisponibile del Comune. Non può essere svenduto né riconvertito a centro commerciale senza modificare la sua destinazione d’uso sportiva. Lo ha chiarito la stessa Giunta nel 2000.
Distruggere San Siro non è una scelta urbanistica: è un atto politico e culturale. È la resa della città al business, a scapito della storia, dell’identità e dell’interesse pubblico.
Conclusione: servono trasparenza e coraggio
L’opinione pubblica ha il diritto di conoscere questi dati. La città ha bisogno di verità, non di slogan. San Siro può vivere, può evolversi, può continuare a essere il cuore sportivo e sociale di Milano. A patto che si scelga di proteggerlo, non di demolirlo per far posto all’ennesimo “progetto di rigenerazione” che rigenera solo i conti di pochi.
Link: Documento originale con Tabelle e Calcoli del costo di San Siro inerente la Conferenza Stampa Luigi Corbani, Enrico Fedrighini e Claudio Trotta Palazzo Marino del 30 Luglio 2025.
Link: Interrogazione Enrico Fedrighini 30 Luglio 2025.
Di seguito i sequenza degli interventi della Conferenza Stampa a Palazzo Marino:
Interventi introduttivi di Enrico Fedrighini e Carlo Monguzzi
Intervento di Luigi Corbani
Intervento di Claudio Trotta
Interventi di Luigi Corbani e Claudio Trotta in risposta ai giornalisti presenti (ci sono problemi di volume nelle domande)
Milano 31 Luglio 2025
La Redazione
