Salviamo San Siro dalla Speculazione Edilizia

 

Il futuro di San Siro si gioca anche nelle aule del TAR. Sono cinque i ricorsi pendenti contro il progetto di demolizione del Meazza e la vendita dell’area a Inter e Milan.
Tutti verranno esaminati insieme il 23 Giugno 2026, in un’unica udienza che si preannuncia decisiva.

Di seguito il quadro aggiornato con  le relative chiavi di lettura:

1) Il ricorso dei 67 cittadini contro il “pubblico interesse”

Il primo ricorso, promosso da Gabriella Bruschi e altri 66 cittadini, mira all’annullamento della delibera di Giunta n. 1379/2021, con cui il Comune ha riconosciuto il "pubblico interesse" al progetto di Inter e Milan.
Il Comune aveva confermato il pubblico interesse sulla proposta avanzata da Milan e Inter nel luglio 2019: la demolizione del Meazza e la realizzazione di un nuovo distretto sportivo multifunzionale.
Il 15 Luglio 2025 si è tenuta l’udienza cautelare: il giorno successivo il TAR, ha respinto la richiesta di sospensiva.

Stato: sospensiva respinta (ordinanza n. 762/2025). 

Vedi la sentenza del Tribunale Amministrativo del 16 Luglio 2025 (SENZA NOMI)Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia Sentenza del Ricorso del Gruppo Verde San Siro- Ordinanza 16-07-2025

Considerazioni:

La bocciatura della sospensiva non rappresenta una sconfitta nel merito, ma indica che il TAR non ha ravvisato un danno grave e immediato tale da bloccare l’iter.
Tuttavia, il nodo centrale resta molto rilevante: la definizione di “pubblico interesse”.
Qui si gioca una partita giuridica delicata: il TAR dovrà valutare se l’interesse pubblico sia reale o se, come sostengono i ricorrenti, si tratti di un interesse prevalentemente privatistico mascherato.
Questo è uno dei punti più critici dell’intera vicenda, perché se venisse meno il presupposto del pubblico interesse, l’intera operazione potrebbe essere compromessa.



2) Il ricorso dell’Associazione Gruppo Verde San Siro (delibera 2021)

 Il secondo ricorso, analogo al primo, è promosso dall’Associazione Gruppo Verde San Siro con altri 52 ricorrenti e contesta per le stesse ragioni: “l’approvazione del pubblico interesse sul progetto di demolizione del Meazza e costruzione del nuovo complesso.
Il 10 ottobre 2025 è stata presentata una richiesta di sospensione urgente degli effetti dell’atto, accompagnata dalla domanda di un provvedimento immediato senza contraddittorio con le altre parti (inaudita altera parte).
Tuttavia, il Presidente del TAR, il 16 ottobre, ha respinto questa richiesta cautelare adottata in via individuale. Successivamente, nell’udienza cautelare dell’11 novembre 2025, gli stessi ricorrenti hanno deciso di rinunciare alla richiesta di sospensiva.

Stato: sospensiva inizialmente richiesta e poi ritirata.

Considerazioni:

La rinuncia alla sospensiva suggerisce una strategia processuale più orientata al merito che all’urgenza. Questo può indicare che i ricorrenti ritengono di avere argomentazioni solide sul piano giuridico, preferendo evitare un rigetto cautelare che potrebbe indebolire la loro posizione.
La duplicazione dei ricorsi sulla stessa delibera rafforza comunque il fronte oppositivo e segnala un dissenso diffuso e organizzato sul territorio, elemento che il giudice amministrativo non può ignorare del tutto, soprattutto nella valutazione dell’interesse pubblico.



3) Il ricorso contro le linee di indirizzo del 2025

Un ulteriore ricorso, promosso sempre dall’Associazione Gruppo Verde San Siro e sottoscritto da 99 ricorrenti, riguarda la delibera di Giunta n. 324/2025. 
Vedi il documento del ricorso: Associazione Gruppo Verde San Siro - RICORSO AL TAR 2025 (SENZA NOMI)
Questo atto stabilisce le linee guida per portare avanti la proposta di acquisto dell’intera area di San Siro — comprensiva dello stadio Giuseppe Meazza — da parte di Inter e Milan.

Anche in questo caso, il 10 ottobre 2025 è stata presentata una richiesta di sospensione urgente degli effetti dell’atto, accompagnata dalla domanda di un provvedimento immediato.
Nella stessa giornata, però, il Presidente del TAR ha respinto questa richiesta cautelare adottata in via individuale.

Successivamente, in linea con quanto avvenuto nel ricorso precedente, durante l’udienza cautelare dell’11 novembre 2025 i ricorrenti hanno scelto di rinunciare alla richiesta di sospensiva.

Stato: sospensiva respinta, poi rinunciata.

Considerazioni:

Qui il contenzioso si sposta su un piano più concreto: non più solo il principio del pubblico interesse, ma l’avvio operativo dell’operazione immobiliare.
Il passaggio è cruciale perché introduce il tema della valorizzazione economica dell’area.
Il TAR potrebbe essere chiamato a valutare se le condizioni di cessione siano coerenti con l’interesse pubblico oppure se configurino un trasferimento di valore a favore dei privati.

In termini sostanziali, questo è uno dei ricorsi piùpericolosi per il Comune, perché incide direttamente sulla struttura economico-finanziaria dell’operazione.


4) Il ricorso sui vizi procedurali del Consiglio comunale

Un ulteriore ricorso è stato presentato contro la delibera del Consiglio comunale n. 71/2025, approvata il 29 settembre 2025. Questo atto stabilisce le condizioni principali per la vendita dell’area di San Siro, comprensiva dello stadio Giuseppe Meazza, classificata dal Piano di Governo del Territorio come “Grande Funzione Urbana”.
La delibera nasce dalla proposta di acquisto avanzata da Inter e Milan.

Il ricorso non riguarda solo la delibera finale, ma anche diverse fasi del procedimento che l’ha preceduta. In particolare, vengono contestate la convocazione delle Commissioni consiliari del 24 settembre 2025, alcune modifiche al testo (sub-emendamenti) e la decisione della Presidente del Consiglio comunale di dichiarare decaduti gli emendamenti non ancora discussi. Sono inoltre stati impugnati tutti gli atti collegati e conseguenti.

Al centro della contestazione c’è la violazione dei diritti di alcuni consiglieri  comunali (Alessandro Giungi, Enrico Fedrighini, Carlo Monguzzi) che sostengono di non aver potuto svolgere pienamente il proprio ruolo.
In particolare, lamentano che non si sia potuto esprimere pareri o proporre modifiche al testo, e che alcuni emendamenti regolarmente presentati non siano mai stati portati in aula per la votazione.

Oggetto: limitazione delle prerogative consiliari, gestione degli emendamenti, iter decisionale.

Considerazioni:

Questo è un ricorso tecnicamente molto diverso dagli altri: non entra nel merito urbanistico o economico, ma attacca la legittimità formale del processo decisionale.
Se il TAR dovesse rilevare una compressione significativa dei diritti dei consiglieri, potrebbe annullare la delibera anche senza entrare nel merito del progetto.
Si tratta quindi di un rischio “tecnico” ma concreto: spesso nei contenziosi amministrativi sono proprio i vizi procedurali a risultare decisivi, perché più facilmente dimostrabili rispetto a valutazioni discrezionali come il pubblico interesse.



5) Il ricorso sul contratto e sulla normativa impianti sportivi

Nell’ultimo ricorso, presentato nel dicembre 2025, oltre a riprendere le contestazioni già sollevate nei procedimenti precedenti, i ricorrenti chiedono anche che venga annullato — o comunque dichiarato privo di effetti — il contratto firmato il 5 novembre 2025 tra il Comune e Stadio San Siro S.p.A., la società partecipata da Inter e Milan che ha acquisito lo stadio.

Secondo i ricorrenti, il Comune avrebbe applicato in modo non corretto la normativa sugli impianti sportivi, in particolare gli articoli 1 e 4 del decreto legislativo 38/2021, facendo un uso improprio delle procedure semplificate previste dalla legge.

Contestazione: violazione del d.lgs. 38/2021 e uso improprio delle procedure semplificate.

Considerazioni:

Questo è probabilmente il ricorso più incisivo sotto il profilo giuridico, perché colpisce l’atto finale dell’operazione.
Se il TAR dovesse ritenere che la normativa speciale sugli stadi sia stata applicata in modo forzato o improprio, l’intero impianto giuridico dell’operazione potrebbe essere invalidato.
Inoltre, il tema dell’uso delle “semplificazioni” è centrale: la giurisprudenza tende a interpretarle in modo restrittivo, proprio per evitare abusi a favore dei soggetti privati.

Considerazioni complessive

L’insieme dei ricorsi evidenzia un contenzioso multilivello:

  • sostanziale (pubblico interesse),
  • economico (valorizzazione e vendita dell’area),
  • procedurale (iter consiliare),
  • normativo (applicazione delle leggi speciali sugli stadi).

Questa stratificazione aumenta l’incertezza complessiva: anche se alcuni ricorsi dovessero fallire, basterebbe l’accoglimento di uno solo per bloccare o probabilmente ritardare significativamente l’intero progetto.

Considerazioni politiche

Dal punto di vista politico-amministrativo, la vicenda espone fortemente il Comune di Milano, il sindaco Giuseppe Sala e il partito di maggioranza che lo sostiene.

L’operazione San Siro a nostro avviso appare sempre più come un caso emblematico di trasformazione urbana guidata da interessi privati, dove l’intervento pubblico sembra aver assunto un ruolo di facilitatore più che di garante.

Diversi elementi alimentano questa lettura:

  • la cessione di un asset strategico come l’area di San Siro a operatori privati;
  • l’utilizzo estensivo di procedure semplificate;
  • il riconoscimento di un “pubblico interesse” contestato da una parte significativa della cittadinanza;
  • la presenza di molteplici ricorsi che evidenziano criticità diffuse, non episodiche.

In questo contesto, si rafforza la percezione di un’operazione immobiliare di grandi dimensioni, in cui il rischio è che il valore generato venga catturato principalmente dai soggetti privati, mentre i cittadini si trovano a sopportare i costi indiretti: perdita di un bene simbolico, trasformazione urbanistica impattante e riduzione del controllo pubblico su un’area strategica.

Se anche solo una parte dei ricorsi venisse accolta dal TAR, per l’amministrazione si aprirebbe un fronte politico tutt’altro che marginale: prenderebbe corpo l’idea di un iter forzato, compresso nei tempi e povero di reale condivisione, con crepe evidenti tanto sul piano tecnico quanto su quello istituzionale.

In altre parole, al di là della sentenza, il dossier San Siro rischia di trasformarsi nel caso emblematico di uno scarto sempre più marcato tra l’interesse pubblico proclamato e quello percepito dai cittadini.
Un cortocircuito politico destinato a lasciare tracce, soprattutto per il sindaco e la sua maggioranza a trazione PD, con inevitabili ripercussioni  sulle elezioni amministrative del 2027.

 

 

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