Sala: non mi opporrò al buon senso se mi convincono che il Meazza va sacrificato
Il bastone e la carota. Il bastone Giuseppe Sala l' ha usato in un intervista concessa alla Gazzetta Dello Sport dove tra le altre cose si chiede se l’operazione di Milan e Inter su San Siro riguardi il nuovo stadio «oppure è un’operazione immobiliare che va molto al di là dello stadio». La carota è stata agitata ieri dopo che i due club con una lettera si sono detti pienamente disponibili a sedersi intorno a un tavolo anche perché è «fondamentale avere chiarezza in merito alla rifunzionalizzazione del Meazza e alle funzioni che l’amministrazione pensa di poter localizzare nello stesso».
«Su San Siro — è la replica di Sala — voglio un confronto per capire se la mia idea è bislacca o meno, sostenibile o meno. Se mi convincono che non c’è via per conservare San Siro, non mi opporrò al buonsenso, però voglio capire». (Leggi intervista completa)
Una mezza apertura, visto che nella delibera sul pubblico interesse approvata dalla giunta si parla espressamente di mantenimento di San Siro. In ogni caso, l’ultima parola spetterà al ministero dei Beni Culturali che dovrà valutare eventuali vincoli sul Meazza.
Sala aggiunge: «Noi non vogliamo bloccare niente, ma vogliamo che ogni iniziativa sia allineata con le esigenze della città e di un quartiere strano. In 400 metri hai la villa del super ricco e la casa popolare» Un’apertura di dialogo, dopo giorni e giorni di tensioni.
Ma è solo l’inizio: «Un mese, due mesi sono tempi ragionevoli — dice il presidente del Milan, Paolo Scaroni — ma ci attendiamo un iter certo e chiaro perché abbiamo bisogno di prendere delle decisioni. Se poi dovessimo avere dei problemi, ci faremo venire altre idee». Tra le «altre idee» ossia il Piano B, torna in auge l’idea dello stadio congiunto a San Donato o ad Assago, perché l’ipotesi Sesto San Giovanni nell’aree ex Falck comporta incognite difficili da quantificare in anticipo, ossia la bonifica dell’area. Ci sarebbe anche una terza opzione che al momento le squadre mantengono segreta.
Resta il fatto che Sesto, San Donato e mister x restano piani b, c e d. L’opzione principale resta sempre quella del nuovo impianto a San Siro.
Le squadre comunque chiedono chiarezza. «Più che di condizioni rigide parlerei di punti da chiarire — dice ai microfoni di Sky, l’ad dell’Inter, Alessandro Antonello perché ci sono alcuni aspetti che a tutt’oggi, nonostante le risposte date dall’amministrazione comunale, non sono ancora chiare. Dalla delibera e dalle risposte ricevute dal Comune non abbiamo avuto chiarezza. Forse ne abbiamo avuta di più dall’intervista del sindaco che non dagli scambi formali tra noi e l’amministrazione». Oltre alla poca chiarezza, Scaroni replica alle parole del sindaco su quella che assomiglia più a un’operazione immobiliare che la costruzione di un nuovo stadio. «La legge sugli stadi, che è quella su cui la nostra domanda è stata fondata — dice il presidente rossonero —, prevede che a fianco di iniziative per nuovi stadi ci siano iniziative immobiliari. La parola rifunzionalizzazione può voler dire molte cose. Ci attendiamo negli incontri che avremo, che il sindaco auspica e che auspichiamo anche noi, che questa parola venga riempita di contenuti perché solo questi contenuti ci diranno se la rifunzionalizzazione della delibera
sia compatibile col nostro progetto sia dal punto di vista tecnico-sportivo che economico-finanziario».
Il Commento della Redazione
Le parole di Beppe Sala: " Se mi convincono che non c’è via per conservare San Siro, non mi opporrò al buonsenso, però voglio capire", ci preoccupano in quanto riaprono la possibilità che il Meazza venga ABBATTUTO. Parole che non tengono conto di quello che pensano i cittadini dell' abbattimento del Meazza. Vedi Sondaggio Swg.
Milano 22/11/2019
Maurizio Gannattasio - Corriere della Sera Milano
La Redazione
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