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    SALVIAMO SAN SIRO

    Per dire "No" all’ abbattimento e alla cementificazione del quartiere, ma "SI" alla sua eventuale ristrutturazione che comprenda la riqualificazione dell' area con spazi dedicati ai giovani, allo sport, al verde comune e che allo stesso tempo ne venga mantenuta l' identità
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SAN SIRO: BOCCIATA LA GIUNTA SALA. IL CONSIGLIO COMUNALE DICE NO ALLA "LICENZA DI INQUINARE" DEI CARBON OFFSET

 Consigliere Enrico Fedrighini - Vicesindaco Anna Scamuzzo

 


Milano non è in vendita. E nemmeno l'aria che respirano i suoi cittadini.

 

 

Il Consiglio comunale del 29 luglio 2026 ha inflitto una sonora sconfitta politica alla Giunta Sala sul tema dei Carbon Offset, il meccanismo che Inter e Milan vorrebbero poter utilizzare nel progetto del nuovo stadio di San Siro per "compensare" gli impatti ambientali.

Tradotto dal linguaggio della finanza climatica all'italiano corrente significa questo:

si distrugge il verde a Milano, si aumenta il consumo di suolo, si peggiora il microclima, si producono nuove emissioni... e poi si compra qualche credito di carbonio per lavarsi la coscienza.

Una specie di indulgenza ambientale del XXI secolo.

Ma il Consiglio comunale questa volta ha detto chiaramente NO.


LA BATTAGLIA IN AULA


L
o scontro è stato durissimo.

Da una parte il consigliere Enrico Fedrighini, sostenuto dai Verdi e da diversi consiglieri della stessa maggioranza, che ha chiesto di vietare l'utilizzo dei Carbon Offset nelle trasformazioni urbanistiche di Milano.

Dall'altra la Vicesindaca e Assessora alla Rigenerazione Urbana Anna Scavuzzo, che, a nome della Giunta, ha espresso parere contrario, sostenendo che:

"Introdurre una normativa sulla non utilizzabilità dei crediti di carbonio nel PGT non ha senso."

Fedrighini ha invece ricordato ciò che la Giunta avrebbe preferito non evidenziare.

Nella convenzione sottoscritta tra il Comune e le società di Inter e Milan, all'articolo 12.5, è infatti prevista espressamente la possibilità di ricorrere ai Carbon Offset per gli interventi compensativi ambientali residuali.

La Vicesindaca Scavuzzo ha replicato richiamando il successivo articolo 12.6, precisando che le compensazioni ambientali già previste (3 milioni di euro) e quelle eventuali fino a un massimo di 15 milioni di euro dovranno essere realizzate esclusivamente nel territorio del Comune di Milano, senza ricorrere a crediti di carbonio internazionali.

Ma è proprio questa precisazione a confermare il problema.

La soglia dei 15 milioni di euro rappresenta infatti un limite massimo previsto per le compensazioni da effettuare obbligatoriamente a Milano. Oltre tale importo, la convenzione non esclude affatto il ricorso ai Carbon Offset: al contrario, l'articolo 12.5 continua a consentirne l'utilizzo per le compensazioni ambientali residue.

In altre parole, la Giunta ha cercato di rassicurare il Consiglio richiamando il limite dei 15 milioni, ma non ha smentito la possibilità che, superata quella soglia, le società possano ricorrere all'acquisto di crediti di carbonio invece di realizzare ulteriori interventi ambientali sul territorio milanese.

Ed è proprio questo il precedente che il Consiglio comunale ha voluto scongiurare approvando l'Ordine del Giorno di Enrico Fedrighini.

Potete vedere il testo dell' O.d.G 511 e il risultato della Votazione con i Nomi dei Consiglieri che l'hanno votato)  nell' area DOCUMENTI (Documenti Comune di Milano) 

Una precisazione che, evidentemente, non elimina il problema: la porta ai Carbon Offset resta aperta.

 

Di seguito la sequenza degli Interventi di Anna Scamuzzo e Enrico Fedrighini.


4) Contro Risposta Finale Fedrighini 29-07-026
: https://youtu.be/Hc_ofBOUczs


IL VOTO CHE BOCCIA LA GIUNTA

Il risultato finale è inequivocabile.

L'Ordine del Giorno è stato approvato con:

  • 19 voti favorevoli
  • 15 contrari
  • 3 astenuti

5) Votazione FINALE O.d.G 511 APPROVATOhttps://youtu.be/slAzznJXsUw

Hanno votato a favore il centrodestra, Futuro Nazionale, i Verdi e numerosi consiglieri della stessa maggioranza, compresi esponenti del Partito Democratico e della Lista Sala.

Una vera e propria bocciatura politica della Giunta, che aveva espresso parere contrario.

È vero: l'Ordine del Giorno non è formalmente vincolante.

Ma il messaggio politico lo è eccome.

 

IL GREENWASHING NON È POLITICA AMBIENTALE


I
Carbon Offset vengono presentati come strumenti per "compensare" le emissioni.

In realtà rischiano di trasformarsi nella più moderna licenza di inquinare.

È il principio del:

"Inquina pure... tanto poi qualcuno, da qualche altra parte del mondo, pianterà qualche albero."

Peccato che i cittadini milanesi continuino a respirare l'aria di Milano.

Gli alberi abbattuti a San Siro non ricrescono in Amazzonia.

Il calore generato da migliaia di metri quadrati di nuovo cemento non diminuisce acquistando certificati finanziari.

Il traffico resta a Milano.

Le polveri sottili restano a Milano.

L'isola di calore resta a Milano.

Le conseguenze sulla salute dei cittadini restano a Milano.


MILANO RISCHIA UN PRIMATO DI CUI VERGOGNARSI

Lo ha detto con estrema chiarezza lo stesso Enrico Fedrighini:

"Bisogna evitare che la convenzione stipulata dal Comune con Milan e Inter, che prevede esplicitamente la possibilità di ricorrere ai Carbon Offset, costituisca un precedente per il quale Milano sarebbe in Europa l'unica città a unire finanza immobiliare e finanza ambientale, a spese dell'ambiente e della salute dei cittadini."

Ed è proprio questo il punto.

Se il progetto di San Siro venisse realizzato facendo ricorso ai Carbon Offset, Milano diventerebbe l'unica città europea a consentire che un intervento urbanistico di queste dimensioni possa essere ambientalmente "compensato" acquistando crediti di carbonio.

Un precedente gravissimo.

Il verde pubblico verrebbe sostituito da certificati.

La tutela ambientale da operazioni finanziarie.

La salute dei cittadini da un algoritmo di compensazione.


L'AMBIENTE NON SI COMPENSA IN BORSA

Noi continuiamo a sostenere un principio semplice, comprensibile anche ai bambini, ma evidentemente difficile da accettare per chi considera la città una gigantesca operazione immobiliare.

Se distruggi l'ambiente a Milano, devi riparare il danno a Milano.

Non in un altro continente.

Non con un click.

Non acquistando crediti su un mercato finanziario.

Perché il clima non si aggiusta con una carta di credito.

E soprattutto la salute dei milanesi non è una voce di bilancio.

Il Consiglio comunale ha lanciato un segnale forte.

Ora spetta alla Giunta decidere se continuare a difendere un modello di greenwashing urbanistico o ascoltare il voto dell'Aula e quello dei cittadini che chiedono una cosa molto semplice:

meno cemento, più alberi, meno speculazione, più salute.

 

 

 

 

Milano   29 Luglio 2026

 

 

 

 

La redazione

PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS) "GFU SAN SIRO" - DOCUMENTI

Procedimento-VAS-Progetto-San-Siro

 .

 

Qui potete trovare e scaricare i documenti di avvio del PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS) in relazione alla proposta di piano attuativo denominato "GFU SAN SIRO"  relativa all' ambito della grande funzione urbana "SAN SIRO", sita in Milano. Ci potete accedere via link diretto o dal Menu Principale - Documenti

Link Diretto: https://www.salviamosansiro.it/index.php?option=com_edocman&view=category&id=18&Itemid=290&lang=it

o dal menu DOCUMENTI nella categoria: VAS PROGETTO MEAZZA

 

 

 

Milano 19 Giugno 2026 

 

 

 

La Redazione

 

 

 

Milano, “interesse pubblico” o alibi? Petizione contro la giunta, il confronto con Parigi e Berlino

Servizio-Pubblico-Confronto-Milano-Berlino-Parigi

 

 

 

A Milano basta una delibera, una formula ben confezionata, e anche l’improbabile diventa “INTERESSE PUBBLICO”. È successo ancora.

Dai  prati del Parco Sud  alla storia dell’atletica al XXV Aprile, il filo rosso è lo stesso: chiamare riqualificazione ciò che riduce verde, memoria e accessibilità pubblica significa tradire l’interesse collettivo.

Il Campo Sportivo XXV Aprile, un luogo che per decenni ha significato atletica, accesso, sport di base e che viene riscritto con un tratto di penna: via la sua identità, spazio a tennis, padel, pickleball.
Più che un progetto sportivo, una riconversione commerciale travestita da politica pubblica.
Il gioco sull’ “INTERESSE PUBBLICO” per XXV Aprile votato dal Consiglio il 09 Marzo in 6 punti separati anche questa volta e riuscito. La Giunta ha infatti respinto la proposta in cui  “L’interesse pubblico sia ravvisato solo nelle proposte che prevedano la conservazione dell’edificio che contiene la pista da atletica indoor di 60 metri…”  ma questa volta, ha visto una convergenza quasi totale sulla tutela della disciplina regina, pur segnando alcuni distinguo significativi su strutture indoor e nuovi insediamenti. In particolare la giunta è stata sconfitta sul divieto di realizzare campi di qualsiasi sport “in prossimità” della pista di atletica (Vedi Progetto di Padelizzazione originale): nonostante il parere negativo dell'assessora allo sport Martina Riva dove l'aula ha votato a favore.
Tradotto: mentre si proclama la centralità dell’interesse pubblico, lo si piega a seconda delle convenienze. E quando l’aula prova a fissare un limite concreto, è la stessa Giunta a mostrare tutta l’ambiguità di un concetto usato più per negoziare al ribasso che per difendere davvero il bene comune.

Di seguito il progetto originale di Padelizzazione BLOCCATO dal Consiglio del 09 Marzo 2026

Campo-XXV-Aprile-Padellizzato

Ma davvero vogliamo credere che questa sia la priorità per la città? Davvero "l'interesse pubblico” coincide con ciò che è più redditizio da concedere?

Perché il punto è esattamente questo: non siamo davanti a un episodio isolato, ma a un metodo. Un modello che si ripete. Vedi progetto Lido di Milano in parteniariato con Go Fit che gestirà la struttura per 42 anni e con la fine lavori che è  slittata nel 2027. 

Prima si svuota di significato uno spazio pubblico, poi lo si rende “Valorizzabile”, infine lo si affida, guarda caso a chi può monetizzarlo meglio.

E intanto il lessico resta impeccabile. “Bandi”, “Avvisi esplorativi”, “Riqualificazione”. Parole che suonano bene, mentre sotto traccia passa un’altra storia: meno spazio pubblico reale, più gestione privata; meno sport accessibile, più sport a pagamento; meno città condivisa, più città a consumo.

Piscine e Centri Sportivi a Milano: l’interesse pubblico come alibi

Chiamiamola con il suo nome: a Milano, sulle piscine e i centri sportivi, non siamo davanti a inefficienze ma a una scelta politica. Una scelta che viene sistematicamente giustificata in nome dell’“INTERESSE PUBBLICO”, ma che nei fatti lo svuota.

Il Comune tratta queste infrastrutture come se dovessero stare sul mercato: concessioni, esternalizzazioni, partenariati. Un modello che trasferisce il rischio ai gestori e, inevitabilmente, ai cittadini. È qui che l’interesse pubblico diventa una formula retorica: serve a legittimare operazioni che hanno logiche economiche, non sociali.

La verità è semplice: piscine e centri sportivi non sono attività commerciali. Sono servizi essenziali. Pretendere che si autosostengano significa scegliere di non finanziarli davvero.

Parigi  e Berlino un confronto il cui costo non è solo economico. È sociale

Berlino e Parigi hanno fatto una scelta diversa, più trasparente: considerano queste strutture un costo pubblico necessario.
Accettano le perdite perché garantiscono accesso, continuità, diffusione sul territorio.
Non è efficienza, è politica.
Quando le piscine e i centri sportivi diventano più cari o meno accessibili, qualcuno smette di andarci. Sempre gli stessi:

  • famiglie con redditi medi e bassi
  • ragazzi
  • periferie

Il risultato è semplice: un servizio pubblico che smette di essere universale.

Milano invece vive in una contraddizione permanente: rivendica il ruolo pubblico ma costruisce un sistema che funziona come un mercato. Il risultato è noto: prezzi in aumento, manutenzione rinviata, qualità in calo, servizi intermittenti.

Il caso del Lido non è un’eccezione, ma la prova del fallimento di questo modello: anni di chiusura e nessuna assunzione piena di responsabilità. Altri impianti, come l’Argelati, mostrano una deriva più lenta ma costante verso logiche sempre più commerciali.

Berlino e Parigi investono per garantire un diritto. Milano usa il linguaggio del pubblico per ridurre il proprio impegno.

LE DIFFERENZE CHIAVE 

 

Aspetto

Berlino / Parigi

Milano (Italia)

Obiettivo

Servizio Pubblico

Sostenibilità Economica

Ruolo privato

Marginale

Centrale

Perdite

Accettate

Evitate

Stabilità

Alta

Media-Bassa

 

E quando l’interesse pubblico diventa un’etichetta, il bene comune smette di essere una priorità.

E allora chiariamolo: se tutto può essere dichiarato “di interesse pubblico”, allora l’interesse pubblico non esiste più. Diventa una copertura, una formula elastica buona per giustificare qualsiasi operazione.

Per questo nasce la petizione:

Verde, sport, memoria: non si sacrificano sull’altare dell’interesse privato. NO alla cementificazione del Parco Sud e alla privatizzazione dello sport.

http://partecipazione.comune.milano.it/initiatives/i-421


L
e adesioni già arrivate da Associazione Parco Sud Milano, WWF Lombardia, Italia Nostra (Milano Nord-Ovest), CUS Milano, Comitato Ritorno al Carraro, Comitato Amici della Piscina Scarioni; tutti raccontano una cosa semplice: il problema è evidente, e non riguarda pochi.

La domanda, semmai, è un’altra: fino a dove si intende spingere questa logica?
Perché qui non si discute solo di un campo sportivo. Si discute dell’idea stessa di città. Di cosa resta pubblico e di cosa no. Di chi decide, e soprattutto per conto di chi ?.

Firmare è semplice, ma soprattutto è necessario: abbiamo tempo sino al 5 Agosto per raggiungere le 1.000 firme richieste.
Perché il tempo per intervenire c’è ancora, ma non sarà infinito.




 

 

 

 

Milano 16 Aprile 2026 


 

 



Alberto Beolchi (Webmaster)

 

San Siro, la gara senza gara: il “bando pubblico” scritto a misura di Inter e Milan

Turbativa-dasta-vendita-san-siro-Inter-e-Milan

 

La vendita dello stadio di San Siro non è stata una normale operazione pubblica. È stata una procedura
in cui l’esito sembrava già deciso: Inter e Milan acquistano, il Comune incassa, e il cosiddetto “bando pubblico” resta poco più che una formalità.
Nel frattempo, però, la Procura di Milano ha iniziato a esaminare da vicino come si è arrivati a quel risultato. E quello che emerge non è un semplice iter amministrativo, ma una sequenza di passaggi che solleva più di un dubbio sulla reale trasparenza dell’operazione.

 

Le origini: Gli esposti del comitato Sì Meazza

Il filone giudiziario sullo stadio è stato aperto dopo una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. I pm stanno cercando di verificare se la vendita dello stadio ai due club, per un totale di 197 milioni di euro incassati dal Comune, può aver favorito gli interessi privati a scapito di quelli pubblici. Il sospetto è che sia stata “usata” la legge sugli stadi per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici.

La trama: nove indagati e un copione già scritto

Secondo quanto emerso dalle inchieste riportate da Il Fatto Quotidiano e MilanoToday, il copione è piuttosto chiaro: nove indagati, perquisizioni tra Palazzo Marino e le sedi legate ai club, accuse pesanti come macigni — turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio.

Tra i protagonisti:

  • gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris
  • il direttore generale del Comune Christian Malangone
  • la funzionaria chiave Simona Collarini
  • consulenti e manager orbitanti attorno a Inter e Milan come Fabrizio Grena, Marta Spaini, Alessandro Antonello, Mark Van Huukslot e Giuseppe Bonomi

Il tutto sotto la regia investigativa dei pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi.

Un cast numeroso per quella che, ufficialmente, doveva essere una semplice operazione amministrativa.

Il sospetto: il bando “pubblico” cucito su misura

Il punto centrale dell’indagine è tanto semplice quanto imbarazzante: il bando pubblico per la vendita di San Siro potrebbe essere stato costruito su misura per Inter e Milan.

Non un incidente di percorso, ma — secondo l’accusa — il risultato di:

  • scambi di mail e chat
  • bozze di delibere condivise prima dell’approvazione
  • interlocuzioni “informali” tra pubblico e privato

Tradotto: mentre il Comune scriveva le regole, i potenziali acquirenti le leggevano… e forse le correggevano.

Il risultato?

Un avviso pubblico aperto per appena 30 giorni, andato deserto. Nessun concorrente. Nessuna alternativa.

E a quel punto, come per magia, gli unici offerenti — Inter e Milan — diventano anche gli acquirenti.

Una gara perfetta. Per chi l’ha vinta prima ancora di giocarla.

La fretta: correre contro il vincolo (e contro il tempo)

Come ogni buon thriller amministrativo, c’è anche una scadenza cruciale: il 10 novembre 2025.

Dopo quella data, lo stadio avrebbe potuto essere sottoposto a vincolo culturale, rendendo impossibile la demolizione (e quindi molto meno redditizia l’operazione).

Risultato?
Una corsa contro il tempo:

  • 30 settembre 2025: approvazione in Consiglio comunale
  • 5 novembre 2025: firma del rogito

Tutto perfettamente nei tempi. Quelli giusti per evitare problemi.

Il prezzo e il contorno: 197 milioni e qualche “aggiustamento”

Il valore dell’operazione? 197 milioni di euro per stadio e aree circostanti.

Ma il dettaglio interessante non è il prezzo. È come ci si arriva:

  • scomputi su lavori (come il tunnel Patroclo)
  • oneri ridotti
  • costi redistribuiti

Un’operazione che, secondo l’accusa, potrebbe aver favorito il privato a scapito dell’interesse pubblico.

E infatti il sospetto della Procura è proprio questo: non una vendita, ma una trasformazione urbanistica mascherata, sostenuta dalla cosiddetta Legge Stadi.

Le voci fuori dal coro (ignorate)

Non sono mancati gli avvertimenti.

L’architetto Stefano Boeri, già nel 2019 dopo che il suo progetto “stadio-bosco” non era stato apprezzato , scriveva al sindaco Giuseppe Sala parlando di un “grave precedente”, denunciando il rischio di sostituire l’interesse pubblico con quello privato.

Anche il promoter Claudio Trotta, tra i promotori del comitato “Sì Meazza”, ha rinunciato a partecipare al bando: troppo breve, troppo squilibrato, troppo… già deciso.

Ma evidentemente erano dettagli.

Il finale politico: il “comandino” e la catena di comando

E poi c’è la politica. Quella vera.

Perché alla fine, il voto decisivo del Consiglio comunale del 30 settembre 2025 non è arrivato per caso.

Il sindaco Giuseppe Sala, che si era definito con disarmante sincerità un po’ “comandino”, ha avuto una filiera di esecuzione impeccabile:

  • prima il capogruppo Filippo Barberis
  • poi Beatrice Luigia Elena Uguccioni

Entrambi impegnati a trasmettere ai consiglieri del Partito Democratico un messaggio semplice: seguire la linea.

E la linea è stata seguita. Quasi da tutti.

Con alcune eccezioni che meritano di essere ricordate:

  • Enrico Fedrighini
  • Alessandro Giungi
  • Carlo Monguzzi

Tra i pochi a non allinearsi a un’operazione che, oggi, appare sempre meno come una scelta pubblica e sempre più come un favore privato.

Conclusione: pubblico spettatore, privato protagonista

Alla fine, la domanda resta una sola:

San Siro è stato venduto… o assegnato?

Perché, se le accuse dovessero trovare conferma, non saremmo di fronte a una semplice operazione urbanistica, ma a qualcosa di più sofisticato e più preoccupante:

una procedura pubblica usata per legittimare una decisione già presa altrove.

E in questa storia, il vero assente — ancora una volta — è proprio lui: l’interesse dei cittadini.

 

 

Milano 02 Aprile 2026

 

 

 

 

Alberto Beolchi (Web Master)

 

 

 

 

 

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