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    SALVIAMO SAN SIRO

    Per dire "No" all’ abbattimento e alla cementificazione del quartiere, ma "SI" alla sua eventuale ristrutturazione che comprenda la riqualificazione dell' area con spazi dedicati ai giovani, allo sport, al verde comune e che allo stesso tempo ne venga mantenuta l' identità
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Vendita di San Siro, il TAR boccia i ricorsi: «Inammissibili». Ma il merito del progetto resta da esaminare

San Siro-Il TAR boccia ricorsi---La VAS va fermata

 

Mentre il Consigliere Enrico Fedrigini chiede al Sindaco Sala d'interrompere la procedura di VAS del progetto Nuovo Stadio in quanto le società hanno diviso le fasi progettuali: 1) Stadio e Tunnel ora e 2) Demolizione del Meazza e speculazione commerciale dopo, impedendo di capirne gli effetti complessivi su ambiente, mobilità e salute; il TAR della Lombardia ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati contro gli atti del Comune di Milano che hanno portato alla vendita dell’area di San Siro, sulla quale Inter e Milan intendono realizzare un nuovo stadio dopo la demolizione del Meazza.

Di seguito l'intervento di Enrico Fedrighini che chiama direttamente in causa il Sindaco (presente in aula) durante il Consiglio del 05/10 

La decisione, però, va letta con attenzione: il TAR, nella maggior parte dei casi, non ha stabilito se il progetto del nuovo stadio sia legittimo oppure illegittimo. I ricorsi sono stati fermati prima ancora di arrivare all’esame delle questioni di merito. 

Perché i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili

Il punto decisivo individuato dai giudici riguarda soprattutto la composizione dei ricorrenti e il modo in cui sono state presentate le contestazioni.

I ricorsi erano sei e comprendevano complessivamente circa 60 contestazioni. Secondo il TAR, però, la composizione dei ricorrenti risultava eterogenea e mutevole: inizialmente erano circa 50, mentre successivamente sono diventati oltre 100.

Inoltre, non tutti i ricorrenti contestavano gli stessi atti: alcuni impugnavano determinati provvedimenti, altri ne contestavano di differenti, pur facendo parte della stessa sequenza amministrativa che ha portato alla vendita dell’area di San Siro.

Secondo il TAR, questa situazione avrebbe creato un problema anche nell’eventualità di un eventuale accoglimento soltanto di alcune delle contestazioni: non sarebbe stato sufficientemente chiaro quali ricorrenti sarebbero stati interessati dalla decisione e quali provvedimenti sarebbero effettivamente rimasti coinvolti dal giudicato.

Per questo motivo, i giudici hanno ritenuto che i ricorsi non potessero essere esaminati nel merito.

Il problema dell'«impugnazione parcellizzata»

Un altro elemento contestato dal TAR riguarda quello che viene definito «impugnazione parcellizzata».

In sostanza, secondo i giudici, i ricorrenti avrebbero contestato separatamente alcuni passaggi della complessa procedura amministrativa, senza impugnare, nello stesso modo, anche i provvedimenti precedenti che costituivano il presupposto di quelli successivi.

Il TAR avrebbe quindi ritenuto necessario contestare gli eventuali vizi riferendoli correttamente ai singoli atti e alla loro posizione all’interno dell’intera sequenza amministrativa.

È proprio questo, dunque, il motivo principale per cui le contestazioni non sono arrivate all'esame del loro contenuto.

Cosa il TAR NON ha deciso

Questo è probabilmente l'aspetto più importante della sentenza.

La dichiarazione di inammissibilità non significa che il TAR abbia stabilito che tutte le scelte del Comune siano legittime.

Nelle decisioni, infatti, non viene affrontata nel merito una serie di questioni sollevate dai ricorrenti, tra cui:

  • la correttezza delle interpretazioni normative adottate dal Comune di Milano;
  • la legittimità dell’intero percorso amministrativo che ha portato dalla delibera di pubblico interesse del 2019, alla Convenzione Quadro del 2025, fino alla compravendita dell’area e del complesso immobiliare comprendente lo stadio Meazza;
  • la compatibilità con la normativa europea della disciplina speciale prevista dalla cosiddetta «Legge Stadi»;
  • la questione se lo stadio e la Grande Funzione Urbana di San Siro debbano essere considerati patrimonio indisponibile oppure patrimonio disponibile;
  • la questione relativa all’eventuale vincolo culturale sul Meazza e sull’area.

Su questi temi, quindi, il TAR non ha espresso una valutazione di merito.

In altre parole, la partita giudiziaria si è fermata prima di arrivare alle questioni più sostanziali sollevate dai ricorrenti.

Una sola contestazione è stata esaminata nel merito

Una delle sentenze del TAR ha comunque esaminato nel merito una specifica contestazione, relativa alle procedure seguite dal Consiglio comunale nel settembre 2025, quando Palazzo Marino accelerò la fase conclusiva dell’operazione.

Anche questa contestazione è stata respinta.

Il TAR ha ritenuto infatti che la proposta di Giunta n. 1323/2025, prima di essere portata in Consiglio comunale, fosse stata esaminata in cinque sedute delle commissioni competenti, alle quali avevano partecipato anche altri soggetti secondo le modalità previste.

I giudici hanno quindi ritenuto documentato dal Comune che vi fosse stato un precedente esame della proposta nelle sedi consiliari competenti.

La questione dell'emendamento e del subemendamento

Un'altra contestazione riguardava il rapporto tra un emendamento e un successivo subemendamento, quest'ultimo considerato dai ricorrenti così incisivo da modificare oltre 200 parti del testo originario.

Anche su questo punto il TAR ha respinto la contestazione.

Secondo i giudici, il limite alle modifiche attraverso un subemendamento sarebbe superato soltanto se il suo contenuto fosse tale da privare completamente di significato autonomo e di effetti la parte dell’emendamento rimasta in vigore.

In assenza di questa dimostrazione, secondo il TAR, la modifica può essere considerata legittima anche quando comporti, come sostenuto dai ricorrenti, la sostituzione di una parte essenziale dell’emendamento.

Le reazioni

La vicesindaca di Milano con delega alla Rigenerazione urbana, Anna Scavuzzo, ha interpretato le decisioni come una conferma della correttezza dell’operato del Consiglio comunale, sostenendo che sulla vicenda di San Siro il TAR abbia stabilito che il Consiglio ha lavorato nel rispetto delle regole.

Di segno opposto la posizione dei ricorrenti.

I loro legali hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi al Consiglio di Stato, mentre l’ex vicesindaco Luigi Corbani, per il Comitato Si Meazza, ha definito le sentenze del TAR «incredibili e irragionevoli», sostenendo che i giudici si siano concentrati su questioni formali senza affrontare le contestazioni sostanziali.

In sintesi: cosa ha realmente deciso il TAR?

La decisione può essere riassunta in questo modo:

Il TAR non ha dato il via libera giudiziario al nuovo stadio e non ha dichiarato legittimo l’intero percorso che ha portato alla vendita di San Siro.

Ha invece ritenuto inammissibili, per ragioni principalmente processuali, i ricorsi che contestavano gran parte degli atti della procedura.

Le questioni più importanti sollevate dai ricorrenti — dal regime giuridico dell’area al vincolo culturale, dalla Legge Stadi alla qualificazione del patrimonio comunale e alla legittimità complessiva dell’iter amministrativo — non sono quindi state esaminate nel merito.

L’unica parte sostanziale esaminata dal TAR riguarda alcune procedure del Consiglio comunale del settembre 2025, comprese quelle relative all’esame della proposta di Giunta e alla procedura di emendamento e subemendamento: su questi punti, il TAR ha respinto le contestazioni.

Ora la questione potrà proseguire davanti al Consiglio di Stato, al quale i ricorrenti intendono rivolgersi.

Il punto da tenere presente

La differenza è importante: «ricorso inammissibile» non equivale a «ricorso infondato nel merito».

Nel primo caso il giudice non arriva, o non arriva in via generale, a stabilire se le contestazioni siano fondate sul piano sostanziale; nel secondo, invece, le esamina e le respinge perché ritiene che non abbiano fondamento.

Nel caso di San Siro, secondo quanto emerge dalle sentenze richiamate nell’articolo, la maggior parte delle contestazioni si è fermata al primo livello: quello processuale.

 

Su tali Argomenti il COORDINAMENTO PARCO OVEST ha promosso un incontro Pubblico Sabato 10 Ottobre alle 16:00 nello spazio antistante CASVA (Fermata M1 QT8)

Incontro Pubblico Sabato 10 Ottobre ore 16 CASVA Fermata Metro QT8 

 

 

Milano 07 Ottobre 2026

 

 

 

La Redazione  (A.B)

 

SAN SIRO: BOCCIATA LA GIUNTA SALA. IL CONSIGLIO COMUNALE DICE NO ALLA "LICENZA DI INQUINARE" DEI CARBON OFFSET

 Consigliere Enrico Fedrighini - Vicesindaco Anna Scamuzzo

 


Milano non è in vendita. E nemmeno l'aria che respirano i suoi cittadini.

 

 

Il Consiglio comunale del 29 luglio 2026 ha inflitto una sonora sconfitta politica alla Giunta Sala sul tema dei Carbon Offset, il meccanismo che Inter e Milan vorrebbero poter utilizzare nel progetto del nuovo stadio di San Siro per "compensare" gli impatti ambientali.

Tradotto dal linguaggio della finanza climatica all'italiano corrente significa questo:

si distrugge il verde a Milano, si aumenta il consumo di suolo, si peggiora il microclima, si producono nuove emissioni... e poi si compra qualche credito di carbonio per lavarsi la coscienza.

Una specie di indulgenza ambientale del XXI secolo.

Ma il Consiglio comunale questa volta ha detto chiaramente NO.


LA BATTAGLIA IN AULA


L
o scontro è stato durissimo.

Da una parte il consigliere Enrico Fedrighini, sostenuto dai Verdi e da diversi consiglieri della stessa maggioranza, che ha chiesto di vietare l'utilizzo dei Carbon Offset nelle trasformazioni urbanistiche di Milano.

Dall'altra la Vicesindaca e Assessora alla Rigenerazione Urbana Anna Scavuzzo, che, a nome della Giunta, ha espresso parere contrario, sostenendo che:

"Introdurre una normativa sulla non utilizzabilità dei crediti di carbonio nel PGT non ha senso."

Fedrighini ha invece ricordato ciò che la Giunta avrebbe preferito non evidenziare.

Nella convenzione sottoscritta tra il Comune e le società di Inter e Milan, all'articolo 12.5, è infatti prevista espressamente la possibilità di ricorrere ai Carbon Offset per gli interventi compensativi ambientali residuali.

La Vicesindaca Scavuzzo ha replicato richiamando il successivo articolo 12.6, precisando che le compensazioni ambientali già previste (3 milioni di euro) e quelle eventuali fino a un massimo di 15 milioni di euro dovranno essere realizzate esclusivamente nel territorio del Comune di Milano, senza ricorrere a crediti di carbonio internazionali.

Ma è proprio questa precisazione a confermare il problema.

La soglia dei 15 milioni di euro rappresenta infatti un limite massimo previsto per le compensazioni da effettuare obbligatoriamente a Milano. Oltre tale importo, la convenzione non esclude affatto il ricorso ai Carbon Offset: al contrario, l'articolo 12.5 continua a consentirne l'utilizzo per le compensazioni ambientali residue.

In altre parole, la Giunta ha cercato di rassicurare il Consiglio richiamando il limite dei 15 milioni, ma non ha smentito la possibilità che, superata quella soglia, le società possano ricorrere all'acquisto di crediti di carbonio invece di realizzare ulteriori interventi ambientali sul territorio milanese.

Ed è proprio questo il precedente che il Consiglio comunale ha voluto scongiurare approvando l'Ordine del Giorno di Enrico Fedrighini.

Potete vedere il testo dell' O.d.G 511 e il risultato della Votazione con i Nomi dei Consiglieri che l'hanno votato)  nell' area DOCUMENTI (Documenti Comune di Milano) 

Una precisazione che, evidentemente, non elimina il problema: la porta ai Carbon Offset resta aperta.

 

Di seguito la sequenza degli Interventi di Anna Scamuzzo e Enrico Fedrighini.


4) Contro Risposta Finale Fedrighini 29-07-026
: https://youtu.be/Hc_ofBOUczs


IL VOTO CHE BOCCIA LA GIUNTA

Il risultato finale è inequivocabile.

L'Ordine del Giorno è stato approvato con:

  • 19 voti favorevoli
  • 15 contrari
  • 3 astenuti

5) Votazione FINALE O.d.G 511 APPROVATO: https://youtu.be/slAzznJXsUw

Hanno votato a favore il centrodestra, Futuro Nazionale, i Verdi e numerosi consiglieri della stessa maggioranza, compresi esponenti del Partito Democratico e della Lista Sala.

Una vera e propria bocciatura politica della Giunta, che aveva espresso parere contrario.

È vero: l'Ordine del Giorno non è formalmente vincolante.

Ma il messaggio politico lo è eccome.

 

IL GREENWASHING NON È POLITICA AMBIENTALE


I
Carbon Offset vengono presentati come strumenti per "compensare" le emissioni.

In realtà rischiano di trasformarsi nella più moderna licenza di inquinare.

È il principio del:

"Inquina pure... tanto poi qualcuno, da qualche altra parte del mondo, pianterà qualche albero."

Peccato che i cittadini milanesi continuino a respirare l'aria di Milano.

Gli alberi abbattuti a San Siro non ricrescono in Amazzonia.

Il calore generato da migliaia di metri quadrati di nuovo cemento non diminuisce acquistando certificati finanziari.

Il traffico resta a Milano.

Le polveri sottili restano a Milano.

L'isola di calore resta a Milano.

Le conseguenze sulla salute dei cittadini restano a Milano.


MILANO RISCHIA UN PRIMATO DI CUI VERGOGNARSI

Lo ha detto con estrema chiarezza lo stesso Enrico Fedrighini:

"Bisogna evitare che la convenzione stipulata dal Comune con Milan e Inter, che prevede esplicitamente la possibilità di ricorrere ai Carbon Offset, costituisca un precedente per il quale Milano sarebbe in Europa l'unica città a unire finanza immobiliare e finanza ambientale, a spese dell'ambiente e della salute dei cittadini."

Ed è proprio questo il punto.

Se il progetto di San Siro venisse realizzato facendo ricorso ai Carbon Offset, Milano diventerebbe l'unica città europea a consentire che un intervento urbanistico di queste dimensioni possa essere ambientalmente "compensato" acquistando crediti di carbonio.

Un precedente gravissimo.

Il verde pubblico verrebbe sostituito da certificati.

La tutela ambientale da operazioni finanziarie.

La salute dei cittadini da un algoritmo di compensazione.


L'AMBIENTE NON SI COMPENSA IN BORSA

Noi continuiamo a sostenere un principio semplice, comprensibile anche ai bambini, ma evidentemente difficile da accettare per chi considera la città una gigantesca operazione immobiliare.

Se distruggi l'ambiente a Milano, devi riparare il danno a Milano.

Non in un altro continente.

Non con un click.

Non acquistando crediti su un mercato finanziario.

Perché il clima non si aggiusta con una carta di credito.

E soprattutto la salute dei milanesi non è una voce di bilancio.

Il Consiglio comunale ha lanciato un segnale forte.

Ora spetta alla Giunta decidere se continuare a difendere un modello di greenwashing urbanistico o ascoltare il voto dell'Aula e quello dei cittadini che chiedono una cosa molto semplice:

meno cemento, più alberi, meno speculazione, più salute.

 

 

 

 

Milano   29 Luglio 2026

 

 

 

 

La redazione

PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS) "GFU SAN SIRO" - DOCUMENTI

Procedimento-VAS-Progetto-San-Siro

 .

 

Qui potete trovare e scaricare i documenti di avvio del PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA (VAS) in relazione alla proposta di piano attuativo denominato "GFU SAN SIRO"  relativa all' ambito della grande funzione urbana "SAN SIRO", sita in Milano. Ci potete accedere via link diretto o dal Menu Principale - Documenti

Link Diretto: https://www.salviamosansiro.it/index.php?option=com_edocman&view=category&id=18&Itemid=290&lang=it

o dal menu DOCUMENTI nella categoria: VAS PROGETTO MEAZZA

 

 

 

Milano 19 Giugno 2026 

 

 

 

La Redazione

 

 

 

Milano, “interesse pubblico” o alibi? Petizione contro la giunta, il confronto con Parigi e Berlino

Servizio-Pubblico-Confronto-Milano-Berlino-Parigi

 

 

 

A Milano basta una delibera, una formula ben confezionata, e anche l’improbabile diventa “INTERESSE PUBBLICO”. È successo ancora.

Dai  prati del Parco Sud  alla storia dell’atletica al XXV Aprile, il filo rosso è lo stesso: chiamare riqualificazione ciò che riduce verde, memoria e accessibilità pubblica significa tradire l’interesse collettivo.

Il Campo Sportivo XXV Aprile, un luogo che per decenni ha significato atletica, accesso, sport di base e che viene riscritto con un tratto di penna: via la sua identità, spazio a tennis, padel, pickleball.
Più che un progetto sportivo, una riconversione commerciale travestita da politica pubblica.
Il gioco sull’ “INTERESSE PUBBLICO” per XXV Aprile votato dal Consiglio il 09 Marzo in 6 punti separati anche questa volta e riuscito. La Giunta ha infatti respinto la proposta in cui  “L’interesse pubblico sia ravvisato solo nelle proposte che prevedano la conservazione dell’edificio che contiene la pista da atletica indoor di 60 metri…”  ma questa volta, ha visto una convergenza quasi totale sulla tutela della disciplina regina, pur segnando alcuni distinguo significativi su strutture indoor e nuovi insediamenti. In particolare la giunta è stata sconfitta sul divieto di realizzare campi di qualsiasi sport “in prossimità” della pista di atletica (Vedi Progetto di Padelizzazione originale): nonostante il parere negativo dell'assessora allo sport Martina Riva dove l'aula ha votato a favore.
Tradotto: mentre si proclama la centralità dell’interesse pubblico, lo si piega a seconda delle convenienze. E quando l’aula prova a fissare un limite concreto, è la stessa Giunta a mostrare tutta l’ambiguità di un concetto usato più per negoziare al ribasso che per difendere davvero il bene comune.

Di seguito il progetto originale di Padelizzazione BLOCCATO dal Consiglio del 09 Marzo 2026

Campo-XXV-Aprile-Padellizzato

Ma davvero vogliamo credere che questa sia la priorità per la città? Davvero "l'interesse pubblico” coincide con ciò che è più redditizio da concedere?

Perché il punto è esattamente questo: non siamo davanti a un episodio isolato, ma a un metodo. Un modello che si ripete. Vedi progetto Lido di Milano in parteniariato con Go Fit che gestirà la struttura per 42 anni e con la fine lavori che è  slittata nel 2027. 

Prima si svuota di significato uno spazio pubblico, poi lo si rende “Valorizzabile”, infine lo si affida, guarda caso a chi può monetizzarlo meglio.

E intanto il lessico resta impeccabile. “Bandi”, “Avvisi esplorativi”, “Riqualificazione”. Parole che suonano bene, mentre sotto traccia passa un’altra storia: meno spazio pubblico reale, più gestione privata; meno sport accessibile, più sport a pagamento; meno città condivisa, più città a consumo.

Piscine e Centri Sportivi a Milano: l’interesse pubblico come alibi

Chiamiamola con il suo nome: a Milano, sulle piscine e i centri sportivi, non siamo davanti a inefficienze ma a una scelta politica. Una scelta che viene sistematicamente giustificata in nome dell’“INTERESSE PUBBLICO”, ma che nei fatti lo svuota.

Il Comune tratta queste infrastrutture come se dovessero stare sul mercato: concessioni, esternalizzazioni, partenariati. Un modello che trasferisce il rischio ai gestori e, inevitabilmente, ai cittadini. È qui che l’interesse pubblico diventa una formula retorica: serve a legittimare operazioni che hanno logiche economiche, non sociali.

La verità è semplice: piscine e centri sportivi non sono attività commerciali. Sono servizi essenziali. Pretendere che si autosostengano significa scegliere di non finanziarli davvero.

Parigi  e Berlino un confronto il cui costo non è solo economico. È sociale

Berlino e Parigi hanno fatto una scelta diversa, più trasparente: considerano queste strutture un costo pubblico necessario.
Accettano le perdite perché garantiscono accesso, continuità, diffusione sul territorio.
Non è efficienza, è politica.
Quando le piscine e i centri sportivi diventano più cari o meno accessibili, qualcuno smette di andarci. Sempre gli stessi:

  • famiglie con redditi medi e bassi
  • ragazzi
  • periferie

Il risultato è semplice: un servizio pubblico che smette di essere universale.

Milano invece vive in una contraddizione permanente: rivendica il ruolo pubblico ma costruisce un sistema che funziona come un mercato. Il risultato è noto: prezzi in aumento, manutenzione rinviata, qualità in calo, servizi intermittenti.

Il caso del Lido non è un’eccezione, ma la prova del fallimento di questo modello: anni di chiusura e nessuna assunzione piena di responsabilità. Altri impianti, come l’Argelati, mostrano una deriva più lenta ma costante verso logiche sempre più commerciali.

Berlino e Parigi investono per garantire un diritto. Milano usa il linguaggio del pubblico per ridurre il proprio impegno.

LE DIFFERENZE CHIAVE 

 

Aspetto

Berlino / Parigi

Milano (Italia)

Obiettivo

Servizio Pubblico

Sostenibilità Economica

Ruolo privato

Marginale

Centrale

Perdite

Accettate

Evitate

Stabilità

Alta

Media-Bassa

 

E quando l’interesse pubblico diventa un’etichetta, il bene comune smette di essere una priorità.

E allora chiariamolo: se tutto può essere dichiarato “di interesse pubblico”, allora l’interesse pubblico non esiste più. Diventa una copertura, una formula elastica buona per giustificare qualsiasi operazione.

Per questo nasce la petizione:

“Verde, sport, memoria: non si sacrificano sull’altare dell’interesse privato. NO alla cementificazione del Parco Sud e alla privatizzazione dello sport.”

http://partecipazione.comune.milano.it/initiatives/i-421


L
e adesioni già arrivate da Associazione Parco Sud Milano, WWF Lombardia, Italia Nostra (Milano Nord-Ovest), CUS Milano, Comitato Ritorno al Carraro, Comitato Amici della Piscina Scarioni; tutti raccontano una cosa semplice: il problema è evidente, e non riguarda pochi.

La domanda, semmai, è un’altra: fino a dove si intende spingere questa logica?
Perché qui non si discute solo di un campo sportivo. Si discute dell’idea stessa di città. Di cosa resta pubblico e di cosa no. Di chi decide, e soprattutto per conto di chi ?.

Firmare è semplice, ma soprattutto è necessario: abbiamo tempo sino al 5 Agosto per raggiungere le 1.000 firme richieste.
Perché il tempo per intervenire c’è ancora, ma non sarà infinito.




 

 

 

 

Milano 16 Aprile 2026 


 

 



Alberto Beolchi (Webmaster)

 

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