• SALVIAMO SAN SIRO

    Per dire "No" all’ abbattimento e alla cementificazione del quartiere, ma "SI" alla sua eventuale ristrutturazione che comprenda la riqualificazione dell' area con spazi dedicati ai giovani, allo sport, al verde comune e che allo stesso tempo ne venga mantenuta l' identità
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Da mesi e anni i titoli dei giornali sempre più perentori prospettano uno stadio a Sesto San Giovanni, uno a Rho, due diversi, uno solo a San Siro ma cento metri più in là (a 30 m da Via Tesio). Annunci che riportano le parole di presidenti e AD delle società come se fossero la bibbia, dichiarazioni il cui tono non lascia trapelare il minimo dubbio sull’effettiva legittimità a decidere del destino di uno spazio – secondo alcuni di un monumento – che a tutti gli effetti è di proprietà pubblica comunale, appartiene ai cittadini tutti e neppure solo ai tifosi.

Negli stadi infatti possono succedere una quantità di cose oltre alle partite di calcio: concerti, feste, matrimoni collettivi, comizi, possono persino essere utili in caso di emergenze territoriali.

Le due società sportive che lo usano, evidentemente, dopo tanti anni si sono convinte di essere anche proprietarie di tutto il quartiere e di poterne fare ciò che meglio gli aggrada.

Le risposte pubbliche però non recano traccia alcuna dell’autorevolezza del proprietario. Il sindaco dialoga, ribadisce ogni giorno il “dovere di ascolatare le società”, rilancia con una proposta di vendita da 150 milioni di euro  e non è mai stato mai detto: che si butteranno giù 150.000 tonnellate di cemento e ferro, miste ad amianto, creeranno una processione di 11.000 camion da 30 tonnellate verso la discaricae consumeranno altro suolo per il nuovo edificio e producendo una devastazione ambientale mostruosa.

Cara Inter, caro Milan, costruitevi il vostro stadio se volete e se potete, pagando tutti gli oneri urbanistici e ambientali, ma non costringeteci a buttare giù il Meazza

Ma le due società calcistiche di Milano rifiutano con sdegno la proposta di sola ristrutturazione messa sul piatto dal Comune, vogliono un impianto nuovo tutto marketing, sul classico modello dell’intrattenimento all’americana (centro commerciale con ristoranti e negozi, giochi per bambini e famiglie, foto e hashtag assortiti); inoltre la nuova struttura dovrebbe avere una capienza molto più bassa (si parla di circa 60.000 spettatori), il che provocherà un aumento del prezzo dei biglietti e degli abbonamenti (come successo allo Juventus Stadium, pardon “Allianz”), rendendo di fatto di nicchia uno sport aperto da sempre alla cultura popolare.

Il progetto di un ennesimo centro commerciale viene giustificato da un’esigenza sociale, quella di “rivitalizzare un’area che altrimenti si popola solo un giorno a settimana”: come se l’unica forma di vita urbana concepibile fosse il consumo, circondato da sterminati parcheggi.

Lo stadio di proprietà è un modello di business che in Inghilterra ha portato molte entrate alle società calcistiche, così come alla Juventus, ma nei loro bellissimi rendering e master plan le due società milanesi sembrano aver dimenticato che il nuovo impianto sarebbe il primo condiviso, tant’è che la precedente proprietà rossonera aveva intenzione di costruirsene uno stadio privato.

Lungi da noi volere due nuovi impianti, ma la domanda è legittima: siamo sicuri che lo stadio condiviso porti gli stessi vantaggi economici ? In ogni caso problemi loro, ma problemi nostri se il prezzo da pagare è la svendita o, peggio, la distruzione del Meazza. 

Concludendo : "Sì alla ristrutturazione completa ed efficace del Meazza e al conseguente risparmio di fondi pubblici" e "No a un nuovo stadio vicino alle case. No a due stadi, uno vecchio e uno nuovo".

Qui di seguito potete Visionare i progetti di RISTRUTTURAZIONE proposti: I Progetti

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La Redazione

Il sindaco apre a Inter e Milan ma mette i paletti: «Non posso fare regali, ho il dovere di tutelare l’interesse pubblico. Ciò che offre il Comune non è poco. Studiamo insieme un buon progetto per recuperare San Siro. Non chiedo follie»

Qui di seguito potete trovare l'intervista a Beppe Sala fatta dalla Gazzetta dello Sport fatta da: Andrea Monti e Valerio Clari e pubblicata il 21/11/2019

Beppe SalaSindaco, la maggioranza dei milanesi vorrebbe uno stadio nuovo ma è decisamente contraria ad abbattere San Siro: la sua posizione, in fondo. Se lo aspettava?
«Direi di sì, ma certamente non c’è da cantare vittoria. Vittoria sarà quando saranno contente entrambe le parti. Mi pare che cercare una soluzione che permetta a San Siro di non essere abbattuto sia una cosa condivisa dalla maggior parte della cittadinanza. È il più importante risultato del vostro sondaggio».
 

Milan e Inter si attendevano forse un’accoglienza più entusiastica al progetto
«Quando mi dicono “Non sei contento? Mettiamo 1,2 miliardi e diamo tanto lavoro”. Io rispondo sì, nella misura in cui si costruiscono cose di cui la città ha bisogno. A oggi sono già stanziati 12-13 miliardi di investimenti immobiliari su Milano e non abbiamo la necessità di prendere tutto ciò che ci si offre. Possiamo dirigere e gestire gli investimenti. E io capisco perfettamente le società che puntano ad aumentare i ricavi da stadio, ma mi resta un dubbio. Si parla di stadio oppure di una operazione immobiliare che va molto al dilà dello stadio?»

Primo oggetto del contendere: i volumi delle aree commerciali destinate a finanziare il progetto. La posizione del Comune non è un po’ rigida?
«Io devo trattare le squadre di calcio né meglio né peggio di qualunque altro operatore immobiliare. Il nostro Piano di Governo del Territorio prevede un indice di 0,35 più le funzioni accessorie. Detto ciò, con lo 0,35 offriamo 90 mila metri cubi, a cui si vanno ad aggiungere tutti i volumi ad altra destinazione, come lo spazio auditorium che rientra nella funzione pubblica. Abbiamo altri terreni in zona: oltre al commerciale, che è più utile ai residenti, vogliono un hotel? Si può fare a 400 metri di distanza. La mia fermissima convinzione è che ciò che offriamo non sia per niente poco e permetta di edificare molto».

Secondo punto critico, la “rifunzionalizzazione” del Meazza. Parola un po’ misteriosa...
«Riconosco che il termine rifunzionalizzazione non è chiaro. Di fatto, io chiedo se esiste la possibilità, sostenuta da economics di buon senso, di trasformare l’attuale San Siro in un impianto più piccolo, mantenendo per esempio solo il primo anello. La crescita del calcio femminile, l’attenzione dei tifosi verso le giovanili,
possono creare il bisogno di una “arena civica”. Utile alle squadre che oggi sono costrette a giocare fuori città. Quello che non so, e chiedo alle società, è se in termini di investimento sia una follia o sia gestibile. Non l’abbiamo studiato. Il vero punto è: quanti soldi ci vogliono per riportare San Siro a una gestione sostenibile? E’ una domanda a cui forse nemmeno le società sanno rispondere».

Loro sostengono che costi tanto, troppo.
«Ma mi facessero vedere uno studio che dica: ci vogliono 350 milioni. A quel punto io direi “Ho capito, basta”. Verifichiamolo insieme, diamo l’incarico a qualcuno. Non voglio convincere nessuno, ma occorre massima trasparenza».

Sicuramente costerà più che abbatterlo. Già il progetto prevede un impianto da 600-700 milioni. Si può incrementare una spesa così ingente?
«Ecco un altro punto di cui parlare. Il Wanda Metropolitano è costato 270 milioni, il progetto dello stadio della Roma, che mi pare un super-stadio, è da 350. A occhio, quello di Milan-Inter è un impianto con costi mai visti. Mi chiedo se non si possa fare qualcosa di più contenuto, mantenendo una seconda arena dedicata allo sport. A Milano siamo alla ricerca di sviluppo, ma di sviluppo sostenibile, e di cose ben fatte. Il mio è un dubbio. Dico: discutiamone»

Queste condizioni, secondo i suoi critici, rappresentano un “no mascherato”...
«Niente affatto. Se San Siro fosse un quartiere senza problemi potrei farmene meno io. Ma visto che ne ha, non voglio farmi sfuggire l’opportunità di migliorare la zona per chi vive lì. Però questo è un progetto che prenderà tanti anni e le proprietà dei club sono solide ma probabilmente temporanee. Io non lo discuto, arrivo
dal mondo delle aziende e so cosa fa un fondo di
private equity. Non c’è nulla di male. Ma io sto affidando lo sviluppo di un quartiere a un soggetto che in futuro potrebbe essere “altro”. Si può rendere tutto fattibile, in tempi più brevi, con un investimento minore  che faccia felici tutti?»

Non ha paura di passare per quello che ha bloccato il nuovo stadio di Inter e Milan?
«Una minoranza dei tifosi può pensare che li stiamo ostacolando, ma io come amministratore responsabile devo tutelare il patrimonio affidatomi. Oggi con San Siro ho un impianto che è valutato 100 milioni e il Comune incassa, malcontati, una decina di milioni di affitto. In futuro avrei zero di affitto per 30 anni e un impianto che diventerebbe nostro dopo 90 anni, quindi praticamente mai. Passerei a zero di patrimonio e zero di affitto. Se seguo le richieste dei club senza fare una piega sono un buon amministratore? E mi resta il dubbio che verrebbe anche la Corte dei Conti a prendermi per il “coppino”, dicendomi che sto buttando via un patrimonio. Se mi batto non è per vezzo o perché vado a San Siro da quando avevo i pantaloni corti con mio papà, ma per il mio ruolo»

Preoccupato per la prospettiva del piano B, e del trasferimento a Sesto?
«Non posso che pensare che se andassero a Sesto sarebbe qualcosa di estremamente sbagliato, ma poi decidono loro. La proprietà cinese dell’Inter, che ha fatto un investimento a lungo termine, passerebbe alla storia per essere quella che dopo cento anni ha trasferito lo stadio dei nerazzurri a Sesto. Ma se i club mi rispondono che lì gli regalano tutto, c’è poco da fare. Allargherei le braccia di fronte a una decisione che non posso impedire»

Ma a quel punto San Siro diventerebbe un problema serio per il Comune di Milano. Un costoso scatolone vuoto a rischio degrado. Che farebbe?
«Diciamolo: il trasferimento a Sesto sarebbe un guaio per entrambe le parti. Come sindaco rimarrei col “cerino in mano” di San Siro. Ma ci sono soluzioni nell’ambito della legge: allora lancerei io un progetto, non certo speculativo, di riurbanizzazione dell’area. Perché quella è una zona molto interessante, in cui abbiamo fatto investimenti e portato la metropolitana. Questo fa sì che sia un’area di grande valore potenziale»

Quanto pesano le elezioni del 2021 sulla vicenda e sulla sua tempistica? Qualcuno dice che lei stia buttando la palla in avanti per scavallarle...
«E’ una sciocchezza. Per me la cosa peggiore sarebbe arrivare in campagna elettorale nell’incertezza. Preferirei spiegare ai milanesi la via che abbiamo preso.
Non è mio interesse mandare la palla avanti. In più, farlo per un anno e sette-otto mesi mi sembra un’impresa superiore alle mie capacità di calciatore».

Prossimi passi? Si aspetta il parere della Soprintendenza?
«Le Belle Arti danno il loro parere quando vedono un progetto. Quello attuale è un parere preliminare difficile da dare senza un progetto definitivo.
Prima dobbiamo parlare coi club. Se non vogliono nemmeno considerare l’ipotesi di recuperare il Meazza ce lo dicano. Non sarò contento e mi tengo il problema di San Siro. Ma vediamo insieme un progetto: se è una follia dal punto di vista economico-finanziario io non voglio far fare follie a nessuno. Il primo punto è prendersi un paio di mesi per fare una verifica del genere. Poi tempi successivi si possono abbreviare, tanto più che la mia maggioranza ha già dato segno di seguire la mia linea. Se si passa dal dialogo fra avvocati al dialogo fra tecnici si possono trovare soluzioni».

I tavoli ci sono?
«Non ci sono, ma io vorrei che ci fossero domani mattina. È una questione talmente rilevante che sono disposto a sedermi io stesso al tavolo. Per dialogare non con le lettere, ma guardandosi in faccia».

 

Il Commento della Redazione:

Secondo nostre informazioni, il comune risponderà alla lettera con una proposta alle società d' iniziare i contatti tra i tecnici delle due parti per definire i dettagli; vedi comunicato di Pierfrancesco Maran.

Soluzione che la Redazione sponsorizza e che toglierebbe l'innesco alla BOMBA AD OROLOGERIA dei due Stadi a pochi metri l'uno dall' altro !

Le parole di Beppe Sala: "Mi chiedo se non si possa fare qualcosa di più contenuto, mantenendo una seconda arena dedicata allo sport", ci trovano in disaccordo in quanto si presume di avere due STADI a pochi metri l'uno dall' altro con le problematiche da noi espresse nell' articolo:


 

Milano 23/11/2019

La Gazzetta Dello Sport di Giovedi 21/11/2019 di: Andrea Monti e Valerio Clari

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San Siro Nuovo Stadio: L'intervista a Beppe Sala: SÌ ALLO STADIO MA CON REGOLE: ORA PARLIAMONE FACCIA A FACCIA - 4.7 out of 5 based on 60 votes

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