Milano, “interesse pubblico” o alibi? Petizione contro la giunta, il confronto con Parigi e Berlino
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A Milano basta una delibera, una formula ben confezionata, e anche l’improbabile diventa “INTERESSE PUBBLICO”. È successo ancora.
Dai prati del Parco Sud alla storia dell’atletica al XXV Aprile, il filo rosso è lo stesso: chiamare riqualificazione ciò che riduce verde, memoria e accessibilità pubblica significa tradire l’interesse collettivo.
Il Campo Sportivo XXV Aprile, un luogo che per decenni ha significato atletica, accesso, sport di base e che viene riscritto con un tratto di penna: via la sua identità, spazio a tennis, padel, pickleball.
Più che un progetto sportivo, una riconversione commerciale travestita da politica pubblica.
Il gioco sull’ “INTERESSE PUBBLICO” per XXV Aprile votato dal Consiglio il 09 Marzo in 6 punti separati anche questa volta e riuscito. La Giunta ha infatti respinto la proposta in cui “L’interesse pubblico sia ravvisato solo nelle proposte che prevedano la conservazione dell’edificio che contiene la pista da atletica indoor di 60 metri…” ma questa volta, ha visto una convergenza quasi totale sulla tutela della disciplina regina, pur segnando alcuni distinguo significativi su strutture indoor e nuovi insediamenti. In particolare la giunta è stata sconfitta sul divieto di realizzare campi di qualsiasi sport “in prossimità” della pista di atletica (Vedi Progetto di Padelizzazione originale): nonostante il parere negativo dell'assessora allo sport Martina Riva dove l'aula ha votato a favore.
Tradotto: mentre si proclama la centralità dell’interesse pubblico, lo si piega a seconda delle convenienze. E quando l’aula prova a fissare un limite concreto, è la stessa Giunta a mostrare tutta l’ambiguità di un concetto usato più per negoziare al ribasso che per difendere davvero il bene comune.
Di seguito il progetto originale di Padelizzazione BLOCCATO dal Consiglio del 09 Marzo 2026

Ma davvero vogliamo credere che questa sia la priorità per la città? Davvero "l'interesse pubblico” coincide con ciò che è più redditizio da concedere?
Perché il punto è esattamente questo: non siamo davanti a un episodio isolato, ma a un metodo. Un modello che si ripete. Vedi progetto Lido di Milano in parteniariato con Go Fit che gestirà la struttura per 42 anni e con la fine lavori che è slittata nel 2027.
Prima si svuota di significato uno spazio pubblico, poi lo si rende “Valorizzabile”, infine lo si affida, guarda caso a chi può monetizzarlo meglio.
E intanto il lessico resta impeccabile. “Bandi”, “Avvisi esplorativi”, “Riqualificazione”. Parole che suonano bene, mentre sotto traccia passa un’altra storia: meno spazio pubblico reale, più gestione privata; meno sport accessibile, più sport a pagamento; meno città condivisa, più città a consumo.
Piscine e Centri Sportivi a Milano: l’interesse pubblico come alibi
Chiamiamola con il suo nome: a Milano, sulle piscine e i centri sportivi, non siamo davanti a inefficienze ma a una scelta politica. Una scelta che viene sistematicamente giustificata in nome dell’“INTERESSE PUBBLICO”, ma che nei fatti lo svuota.
Il Comune tratta queste infrastrutture come se dovessero stare sul mercato: concessioni, esternalizzazioni, partenariati. Un modello che trasferisce il rischio ai gestori e, inevitabilmente, ai cittadini. È qui che l’interesse pubblico diventa una formula retorica: serve a legittimare operazioni che hanno logiche economiche, non sociali.
La verità è semplice: piscine e centri sportivi non sono attività commerciali. Sono servizi essenziali. Pretendere che si autosostengano significa scegliere di non finanziarli davvero.
Parigi e Berlino un confronto il cui costo non è solo economico. È sociale
Berlino e Parigi hanno fatto una scelta diversa, più trasparente: considerano queste strutture un costo pubblico necessario.
Accettano le perdite perché garantiscono accesso, continuità, diffusione sul territorio.
Non è efficienza, è politica.
Quando le piscine e i centri sportivi diventano più cari o meno accessibili, qualcuno smette di andarci. Sempre gli stessi:
- famiglie con redditi medi e bassi
- ragazzi
- periferie
Il risultato è semplice: un servizio pubblico che smette di essere universale.
Milano invece vive in una contraddizione permanente: rivendica il ruolo pubblico ma costruisce un sistema che funziona come un mercato. Il risultato è noto: prezzi in aumento, manutenzione rinviata, qualità in calo, servizi intermittenti.
Il caso del Lido non è un’eccezione, ma la prova del fallimento di questo modello: anni di chiusura e nessuna assunzione piena di responsabilità. Altri impianti, come l’Argelati, mostrano una deriva più lenta ma costante verso logiche sempre più commerciali.
Berlino e Parigi investono per garantire un diritto. Milano usa il linguaggio del pubblico per ridurre il proprio impegno.
LE DIFFERENZE CHIAVE
|
Aspetto |
Berlino / Parigi |
Milano (Italia) |
|
Obiettivo |
Servizio Pubblico |
Sostenibilità Economica |
|
Ruolo privato |
Marginale |
Centrale |
|
Perdite |
Accettate |
Evitate |
|
Stabilità |
Alta |
Media-Bassa |
E quando l’interesse pubblico diventa un’etichetta, il bene comune smette di essere una priorità.
E allora chiariamolo: se tutto può essere dichiarato “di interesse pubblico”, allora l’interesse pubblico non esiste più. Diventa una copertura, una formula elastica buona per giustificare qualsiasi operazione.
Per questo nasce la petizione:
“Verde, sport, memoria: non si sacrificano sull’altare dell’interesse privato. NO alla cementificazione del Parco Sud e alla privatizzazione dello sport.”
http://partecipazione.comune.milano.it/initiatives/i-421
Le adesioni già arrivate da Associazione Parco Sud Milano, WWF Lombardia, Italia Nostra (Milano Nord-Ovest), CUS Milano, Comitato Ritorno al Carraro, Comitato Amici della Piscina Scarioni; tutti raccontano una cosa semplice: il problema è evidente, e non riguarda pochi.
La domanda, semmai, è un’altra: fino a dove si intende spingere questa logica?
Perché qui non si discute solo di un campo sportivo. Si discute dell’idea stessa di città. Di cosa resta pubblico e di cosa no. Di chi decide, e soprattutto per conto di chi ?.
Firmare è semplice, ma soprattutto è necessario: abbiamo tempo sino al 5 Agosto per raggiungere le 1.000 firme richieste.
Perché il tempo per intervenire c’è ancora, ma non sarà infinito.
Milano 16 Aprile 2026
Alberto Beolchi (Webmaster)




