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    SALVIAMO SAN SIRO

    Per dire "No" all’ abbattimento e alla cementificazione del quartiere, ma "SI" alla sua eventuale ristrutturazione che comprenda la riqualificazione dell' area con spazi dedicati ai giovani, allo sport, al verde comune e che allo stesso tempo ne venga mantenuta l' identità
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Milano, “interesse pubblico” o alibi? Petizione contro la giunta, il confronto con Parigi e Berlino

Servizio-Pubblico-Confronto-Milano-Berlino-Parigi

 

 

 

A Milano basta una delibera, una formula ben confezionata, e anche l’improbabile diventa “INTERESSE PUBBLICO”. È successo ancora.

Dai  prati del Parco Sud  alla storia dell’atletica al XXV Aprile, il filo rosso è lo stesso: chiamare riqualificazione ciò che riduce verde, memoria e accessibilità pubblica significa tradire l’interesse collettivo.

Il Campo Sportivo XXV Aprile, un luogo che per decenni ha significato atletica, accesso, sport di base e che viene riscritto con un tratto di penna: via la sua identità, spazio a tennis, padel, pickleball.
Più che un progetto sportivo, una riconversione commerciale travestita da politica pubblica.
Il gioco sull’ “INTERESSE PUBBLICO” per XXV Aprile votato dal Consiglio il 09 Marzo in 6 punti separati anche questa volta e riuscito. La Giunta ha infatti respinto la proposta in cui  “L’interesse pubblico sia ravvisato solo nelle proposte che prevedano la conservazione dell’edificio che contiene la pista da atletica indoor di 60 metri…”  ma questa volta, ha visto una convergenza quasi totale sulla tutela della disciplina regina, pur segnando alcuni distinguo significativi su strutture indoor e nuovi insediamenti. In particolare la giunta è stata sconfitta sul divieto di realizzare campi di qualsiasi sport “in prossimità” della pista di atletica (Vedi Progetto di Padelizzazione originale): nonostante il parere negativo dell'assessora allo sport Martina Riva dove l'aula ha votato a favore.
Tradotto: mentre si proclama la centralità dell’interesse pubblico, lo si piega a seconda delle convenienze. E quando l’aula prova a fissare un limite concreto, è la stessa Giunta a mostrare tutta l’ambiguità di un concetto usato più per negoziare al ribasso che per difendere davvero il bene comune.

Di seguito il progetto originale di Padelizzazione BLOCCATO dal Consiglio del 09 Marzo 2026

Campo-XXV-Aprile-Padellizzato

Ma davvero vogliamo credere che questa sia la priorità per la città? Davvero "l'interesse pubblico” coincide con ciò che è più redditizio da concedere?

Perché il punto è esattamente questo: non siamo davanti a un episodio isolato, ma a un metodo. Un modello che si ripete. Vedi progetto Lido di Milano in parteniariato con Go Fit che gestirà la struttura per 42 anni e con la fine lavori che è  slittata nel 2027. 

Prima si svuota di significato uno spazio pubblico, poi lo si rende “Valorizzabile”, infine lo si affida, guarda caso a chi può monetizzarlo meglio.

E intanto il lessico resta impeccabile. “Bandi”, “Avvisi esplorativi”, “Riqualificazione”. Parole che suonano bene, mentre sotto traccia passa un’altra storia: meno spazio pubblico reale, più gestione privata; meno sport accessibile, più sport a pagamento; meno città condivisa, più città a consumo.

Piscine e Centri Sportivi a Milano: l’interesse pubblico come alibi

Chiamiamola con il suo nome: a Milano, sulle piscine e i centri sportivi, non siamo davanti a inefficienze ma a una scelta politica. Una scelta che viene sistematicamente giustificata in nome dell’“INTERESSE PUBBLICO”, ma che nei fatti lo svuota.

Il Comune tratta queste infrastrutture come se dovessero stare sul mercato: concessioni, esternalizzazioni, partenariati. Un modello che trasferisce il rischio ai gestori e, inevitabilmente, ai cittadini. È qui che l’interesse pubblico diventa una formula retorica: serve a legittimare operazioni che hanno logiche economiche, non sociali.

La verità è semplice: piscine e centri sportivi non sono attività commerciali. Sono servizi essenziali. Pretendere che si autosostengano significa scegliere di non finanziarli davvero.

Parigi  e Berlino un confronto il cui costo non è solo economico. È sociale

Berlino e Parigi hanno fatto una scelta diversa, più trasparente: considerano queste strutture un costo pubblico necessario.
Accettano le perdite perché garantiscono accesso, continuità, diffusione sul territorio.
Non è efficienza, è politica.
Quando le piscine e i centri sportivi diventano più cari o meno accessibili, qualcuno smette di andarci. Sempre gli stessi:

  • famiglie con redditi medi e bassi
  • ragazzi
  • periferie

Il risultato è semplice: un servizio pubblico che smette di essere universale.

Milano invece vive in una contraddizione permanente: rivendica il ruolo pubblico ma costruisce un sistema che funziona come un mercato. Il risultato è noto: prezzi in aumento, manutenzione rinviata, qualità in calo, servizi intermittenti.

Il caso del Lido non è un’eccezione, ma la prova del fallimento di questo modello: anni di chiusura e nessuna assunzione piena di responsabilità. Altri impianti, come l’Argelati, mostrano una deriva più lenta ma costante verso logiche sempre più commerciali.

Berlino e Parigi investono per garantire un diritto. Milano usa il linguaggio del pubblico per ridurre il proprio impegno.

LE DIFFERENZE CHIAVE 

Aspetto

Berlino / Parigi

Milano (Italia)

Obiettivo

Servizio Pubblico

Sostenibilità Economica

Ruolo privato

Marginale

Centrale

Perdite

Accettate

Evitate

Stabilità

Alta

Media-Bassa

E quando l’interesse pubblico diventa un’etichetta, il bene comune smette di essere una priorità.

E allora chiariamolo: se tutto può essere dichiarato “di interesse pubblico”, allora l’interesse pubblico non esiste più. Diventa una copertura, una formula elastica buona per giustificare qualsiasi operazione.

Per questo nasce la petizione:

Verde, sport, memoria: non si sacrificano sull’altare dell’interesse privato. NO alla cementificazione del Parco Sud e alla privatizzazione dello sport.

http://partecipazione.comune.milano.it/initiatives/i-421


L
e adesioni già arrivate da Associazione Parco Sud Milano, WWF Lombardia, Italia Nostra (Milano Nord-Ovest), CUS Milano, Comitato Ritorno al Carraro, Comitato Amici della Piscina Scarioni; tutti raccontano una cosa semplice: il problema è evidente, e non riguarda pochi.

La domanda, semmai, è un’altra: fino a dove si intende spingere questa logica?
Perché qui non si discute solo di un campo sportivo. Si discute dell’idea stessa di città. Di cosa resta pubblico e di cosa no. Di chi decide, e soprattutto per conto di chi ?.

Firmare è semplice, ma soprattutto è necessario: abbiamo tempo sino al 5 Agosto per raggiungere le 1.000 firme richieste.
Perché il tempo per intervenire c’è ancora, ma non sarà infinito.




 

 

 

 

Milano 16 Aprile 2026 


 

 



Alberto Beolchi (Webmaster)

San Siro, la gara senza gara: il “bando pubblico” scritto a misura di Inter e Milan

Turbativa-dasta-vendita-san-siro-Inter-e-Milan

 

La vendita dello stadio di San Siro non è stata una normale operazione pubblica. È stata una procedura
in cui l’esito sembrava già deciso: Inter e Milan acquistano, il Comune incassa, e il cosiddetto “bando pubblico” resta poco più che una formalità.
Nel frattempo, però, la Procura di Milano ha iniziato a esaminare da vicino come si è arrivati a quel risultato. E quello che emerge non è un semplice iter amministrativo, ma una sequenza di passaggi che solleva più di un dubbio sulla reale trasparenza dell’operazione.

 

Le origini: Gli esposti del comitato Sì Meazza

Il filone giudiziario sullo stadio è stato aperto dopo una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. I pm stanno cercando di verificare se la vendita dello stadio ai due club, per un totale di 197 milioni di euro incassati dal Comune, può aver favorito gli interessi privati a scapito di quelli pubblici. Il sospetto è che sia stata “usata” la legge sugli stadi per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici.

La trama: nove indagati e un copione già scritto

Secondo quanto emerso dalle inchieste riportate da Il Fatto Quotidiano e MilanoToday, il copione è piuttosto chiaro: nove indagati, perquisizioni tra Palazzo Marino e le sedi legate ai club, accuse pesanti come macigni — turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio.

Tra i protagonisti:

  • gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris
  • il direttore generale del Comune Christian Malangone
  • la funzionaria chiave Simona Collarini
  • consulenti e manager orbitanti attorno a Inter e Milan come Fabrizio Grena, Marta Spaini, Alessandro Antonello, Mark Van Huukslot e Giuseppe Bonomi

Il tutto sotto la regia investigativa dei pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi.

Un cast numeroso per quella che, ufficialmente, doveva essere una semplice operazione amministrativa.

Il sospetto: il bando “pubblico” cucito su misura

Il punto centrale dell’indagine è tanto semplice quanto imbarazzante: il bando pubblico per la vendita di San Siro potrebbe essere stato costruito su misura per Inter e Milan.

Non un incidente di percorso, ma — secondo l’accusa — il risultato di:

  • scambi di mail e chat
  • bozze di delibere condivise prima dell’approvazione
  • interlocuzioni “informali” tra pubblico e privato

Tradotto: mentre il Comune scriveva le regole, i potenziali acquirenti le leggevano… e forse le correggevano.

Il risultato?

Un avviso pubblico aperto per appena 30 giorni, andato deserto. Nessun concorrente. Nessuna alternativa.

E a quel punto, come per magia, gli unici offerenti — Inter e Milan — diventano anche gli acquirenti.

Una gara perfetta. Per chi l’ha vinta prima ancora di giocarla.

La fretta: correre contro il vincolo (e contro il tempo)

Come ogni buon thriller amministrativo, c’è anche una scadenza cruciale: il 10 novembre 2025.

Dopo quella data, lo stadio avrebbe potuto essere sottoposto a vincolo culturale, rendendo impossibile la demolizione (e quindi molto meno redditizia l’operazione).

Risultato?
Una corsa contro il tempo:

  • 30 settembre 2025: approvazione in Consiglio comunale
  • 5 novembre 2025: firma del rogito

Tutto perfettamente nei tempi. Quelli giusti per evitare problemi.

Il prezzo e il contorno: 197 milioni e qualche “aggiustamento”

Il valore dell’operazione? 197 milioni di euro per stadio e aree circostanti.

Ma il dettaglio interessante non è il prezzo. È come ci si arriva:

  • scomputi su lavori (come il tunnel Patroclo)
  • oneri ridotti
  • costi redistribuiti

Un’operazione che, secondo l’accusa, potrebbe aver favorito il privato a scapito dell’interesse pubblico.

E infatti il sospetto della Procura è proprio questo: non una vendita, ma una trasformazione urbanistica mascherata, sostenuta dalla cosiddetta Legge Stadi.

Le voci fuori dal coro (ignorate)

Non sono mancati gli avvertimenti.

L’architetto Stefano Boeri, già nel 2019 dopo che il suo progetto “stadio-bosco” non era stato apprezzato , scriveva al sindaco Giuseppe Sala parlando di un “grave precedente”, denunciando il rischio di sostituire l’interesse pubblico con quello privato.

Anche il promoter Claudio Trotta, tra i promotori del comitato “Sì Meazza”, ha rinunciato a partecipare al bando: troppo breve, troppo squilibrato, troppo… già deciso.

Ma evidentemente erano dettagli.

Il finale politico: il “comandino” e la catena di comando

E poi c’è la politica. Quella vera.

Perché alla fine, il voto decisivo del Consiglio comunale del 30 settembre 2025 non è arrivato per caso.

Il sindaco Giuseppe Sala, che si era definito con disarmante sincerità un po’ “comandino”, ha avuto una filiera di esecuzione impeccabile:

  • prima il capogruppo Filippo Barberis
  • poi Beatrice Luigia Elena Uguccioni

Entrambi impegnati a trasmettere ai consiglieri del Partito Democratico un messaggio semplice: seguire la linea.

E la linea è stata seguita. Quasi da tutti.

Con alcune eccezioni che meritano di essere ricordate:

  • Enrico Fedrighini
  • Alessandro Giungi
  • Carlo Monguzzi

Tra i pochi a non allinearsi a un’operazione che, oggi, appare sempre meno come una scelta pubblica e sempre più come un favore privato.

Conclusione: pubblico spettatore, privato protagonista

Alla fine, la domanda resta una sola:

San Siro è stato venduto… o assegnato?

Perché, se le accuse dovessero trovare conferma, non saremmo di fronte a una semplice operazione urbanistica, ma a qualcosa di più sofisticato e più preoccupante:

una procedura pubblica usata per legittimare una decisione già presa altrove.

E in questa storia, il vero assente — ancora una volta — è proprio lui: l’interesse dei cittadini.

 

 

Milano 02 Aprile 2026

 

 

 

 

Alberto Beolchi (Web Master)

 

 

 

 

 

Il caso San Siro esplode al TAR: Cittadini contro Comune e Club, verdetto il 23 giugno

 Salviamo San Siro dalla Speculazione Edilizia

 

Il futuro di San Siro si gioca anche nelle aule del TAR. Sono cinque i ricorsi pendenti contro il progetto di demolizione del Meazza e la vendita dell’area a Inter e Milan.
Tutti verranno esaminati insieme il 23 Giugno 2026, in un’unica udienza che si preannuncia decisiva.

Di seguito il quadro aggiornato con  le relative chiavi di lettura:

1) Il ricorso dei 67 cittadini contro il “pubblico interesse”

Il primo ricorso, promosso da Gabriella Bruschi e altri 66 cittadini, mira all’annullamento della delibera di Giunta n. 1379/2021, con cui il Comune ha riconosciuto il "pubblico interesse" al progetto di Inter e Milan.
Il Comune aveva confermato il pubblico interesse sulla proposta avanzata da Milan e Inter nel luglio 2019: la demolizione del Meazza e la realizzazione di un nuovo distretto sportivo multifunzionale.
Il 15 Luglio 2025 si è tenuta l’udienza cautelare: il giorno successivo il TAR, ha respinto la richiesta di sospensiva.

Stato: sospensiva respinta (ordinanza n. 762/2025). 

Vedi la sentenza del Tribunale Amministrativo del 16 Luglio 2025 (SENZA NOMI)Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia Sentenza del Ricorso del Gruppo Verde San Siro- Ordinanza 16-07-2025

Considerazioni:

La bocciatura della sospensiva non rappresenta una sconfitta nel merito, ma indica che il TAR non ha ravvisato un danno grave e immediato tale da bloccare l’iter.
Tuttavia, il nodo centrale resta molto rilevante: la definizione di “pubblico interesse”.
Qui si gioca una partita giuridica delicata: il TAR dovrà valutare se l’interesse pubblico sia reale o se, come sostengono i ricorrenti, si tratti di un interesse prevalentemente privatistico mascherato.
Questo è uno dei punti più critici dell’intera vicenda, perché se venisse meno il presupposto del pubblico interesse, l’intera operazione potrebbe essere compromessa.



2) Il ricorso dell’Associazione Gruppo Verde San Siro (delibera 2021)

 Il secondo ricorso, analogo al primo, è promosso dall’Associazione Gruppo Verde San Siro con altri 52 ricorrenti e contesta per le stesse ragioni: “l’approvazione del pubblico interesse sul progetto di demolizione del Meazza e costruzione del nuovo complesso.
Il 10 ottobre 2025 è stata presentata una richiesta di sospensione urgente degli effetti dell’atto, accompagnata dalla domanda di un provvedimento immediato senza contraddittorio con le altre parti (inaudita altera parte).
Tuttavia, il Presidente del TAR, il 16 ottobre, ha respinto questa richiesta cautelare adottata in via individuale. Successivamente, nell’udienza cautelare dell’11 novembre 2025, gli stessi ricorrenti hanno deciso di rinunciare alla richiesta di sospensiva.

Stato: sospensiva inizialmente richiesta e poi ritirata.

Considerazioni:

La rinuncia alla sospensiva suggerisce una strategia processuale più orientata al merito che all’urgenza. Questo può indicare che i ricorrenti ritengono di avere argomentazioni solide sul piano giuridico, preferendo evitare un rigetto cautelare che potrebbe indebolire la loro posizione.
La duplicazione dei ricorsi sulla stessa delibera rafforza comunque il fronte oppositivo e segnala un dissenso diffuso e organizzato sul territorio, elemento che il giudice amministrativo non può ignorare del tutto, soprattutto nella valutazione dell’interesse pubblico.



3) Il ricorso contro le linee di indirizzo del 2025

Un ulteriore ricorso, promosso sempre dall’Associazione Gruppo Verde San Siro e sottoscritto da 99 ricorrenti, riguarda la delibera di Giunta n. 324/2025. 
Vedi il documento del ricorso: Associazione Gruppo Verde San Siro - RICORSO AL TAR 2025 (SENZA NOMI)
Questo atto stabilisce le linee guida per portare avanti la proposta di acquisto dell’intera area di San Siro — comprensiva dello stadio Giuseppe Meazza — da parte di Inter e Milan.

Anche in questo caso, il 10 ottobre 2025 è stata presentata una richiesta di sospensione urgente degli effetti dell’atto, accompagnata dalla domanda di un provvedimento immediato.
Nella stessa giornata, però, il Presidente del TAR ha respinto questa richiesta cautelare adottata in via individuale.

Successivamente, in linea con quanto avvenuto nel ricorso precedente, durante l’udienza cautelare dell’11 novembre 2025 i ricorrenti hanno scelto di rinunciare alla richiesta di sospensiva.

Stato: sospensiva respinta, poi rinunciata.

Considerazioni:

Qui il contenzioso si sposta su un piano più concreto: non più solo il principio del pubblico interesse, ma l’avvio operativo dell’operazione immobiliare.
Il passaggio è cruciale perché introduce il tema della valorizzazione economica dell’area.
Il TAR potrebbe essere chiamato a valutare se le condizioni di cessione siano coerenti con l’interesse pubblico oppure se configurino un trasferimento di valore a favore dei privati.

In termini sostanziali, questo è uno dei ricorsi piùpericolosi per il Comune, perché incide direttamente sulla struttura economico-finanziaria dell’operazione.


4) Il ricorso sui vizi procedurali del Consiglio comunale

Un ulteriore ricorso è stato presentato contro la delibera del Consiglio comunale n. 71/2025, approvata il 29 settembre 2025. Questo atto stabilisce le condizioni principali per la vendita dell’area di San Siro, comprensiva dello stadio Giuseppe Meazza, classificata dal Piano di Governo del Territorio come “Grande Funzione Urbana”.
La delibera nasce dalla proposta di acquisto avanzata da Inter e Milan.

Il ricorso non riguarda solo la delibera finale, ma anche diverse fasi del procedimento che l’ha preceduta. In particolare, vengono contestate la convocazione delle Commissioni consiliari del 24 settembre 2025, alcune modifiche al testo (sub-emendamenti) e la decisione della Presidente del Consiglio comunale di dichiarare decaduti gli emendamenti non ancora discussi. Sono inoltre stati impugnati tutti gli atti collegati e conseguenti.

Al centro della contestazione c’è la violazione dei diritti di alcuni consiglieri  comunali (Alessandro Giungi, Enrico Fedrighini, Carlo Monguzzi) che sostengono di non aver potuto svolgere pienamente il proprio ruolo.
In particolare, lamentano che non si sia potuto esprimere pareri o proporre modifiche al testo, e che alcuni emendamenti regolarmente presentati non siano mai stati portati in aula per la votazione.

Oggetto: limitazione delle prerogative consiliari, gestione degli emendamenti, iter decisionale.

Considerazioni:

Questo è un ricorso tecnicamente molto diverso dagli altri: non entra nel merito urbanistico o economico, ma attacca la legittimità formale del processo decisionale.
Se il TAR dovesse rilevare una compressione significativa dei diritti dei consiglieri, potrebbe annullare la delibera anche senza entrare nel merito del progetto.
Si tratta quindi di un rischio “tecnico” ma concreto: spesso nei contenziosi amministrativi sono proprio i vizi procedurali a risultare decisivi, perché più facilmente dimostrabili rispetto a valutazioni discrezionali come il pubblico interesse.



5) Il ricorso sul contratto e sulla normativa impianti sportivi

Nell’ultimo ricorso, presentato nel dicembre 2025, oltre a riprendere le contestazioni già sollevate nei procedimenti precedenti, i ricorrenti chiedono anche che venga annullato — o comunque dichiarato privo di effetti — il contratto firmato il 5 novembre 2025 tra il Comune e Stadio San Siro S.p.A., la società partecipata da Inter e Milan che ha acquisito lo stadio.

Secondo i ricorrenti, il Comune avrebbe applicato in modo non corretto la normativa sugli impianti sportivi, in particolare gli articoli 1 e 4 del decreto legislativo 38/2021, facendo un uso improprio delle procedure semplificate previste dalla legge.

Contestazione: violazione del d.lgs. 38/2021 e uso improprio delle procedure semplificate.

Considerazioni:

Questo è probabilmente il ricorso più incisivo sotto il profilo giuridico, perché colpisce l’atto finale dell’operazione.
Se il TAR dovesse ritenere che la normativa speciale sugli stadi sia stata applicata in modo forzato o improprio, l’intero impianto giuridico dell’operazione potrebbe essere invalidato.
Inoltre, il tema dell’uso delle “semplificazioni” è centrale: la giurisprudenza tende a interpretarle in modo restrittivo, proprio per evitare abusi a favore dei soggetti privati.

Considerazioni complessive

L’insieme dei ricorsi evidenzia un contenzioso multilivello:

  • sostanziale (pubblico interesse),
  • economico (valorizzazione e vendita dell’area),
  • procedurale (iter consiliare),
  • normativo (applicazione delle leggi speciali sugli stadi).

Questa stratificazione aumenta l’incertezza complessiva: anche se alcuni ricorsi dovessero fallire, basterebbe l’accoglimento di uno solo per bloccare o probabilmente ritardare significativamente l’intero progetto.

Considerazioni politiche

Dal punto di vista politico-amministrativo, la vicenda espone fortemente il Comune di Milano, il sindaco Giuseppe Sala e il partito di maggioranza che lo sostiene.

L’operazione San Siro a nostro avviso appare sempre più come un caso emblematico di trasformazione urbana guidata da interessi privati, dove l’intervento pubblico sembra aver assunto un ruolo di facilitatore più che di garante.

Diversi elementi alimentano questa lettura:

  • la cessione di un asset strategico come l’area di San Siro a operatori privati;
  • l’utilizzo estensivo di procedure semplificate;
  • il riconoscimento di un “pubblico interesse” contestato da una parte significativa della cittadinanza;
  • la presenza di molteplici ricorsi che evidenziano criticità diffuse, non episodiche.

In questo contesto, si rafforza la percezione di un’operazione immobiliare di grandi dimensioni, in cui il rischio è che il valore generato venga catturato principalmente dai soggetti privati, mentre i cittadini si trovano a sopportare i costi indiretti: perdita di un bene simbolico, trasformazione urbanistica impattante e riduzione del controllo pubblico su un’area strategica.

Se anche solo una parte dei ricorsi venisse accolta dal TAR, per l’amministrazione si aprirebbe un fronte politico tutt’altro che marginale: prenderebbe corpo l’idea di un iter forzato, compresso nei tempi e povero di reale condivisione, con crepe evidenti tanto sul piano tecnico quanto su quello istituzionale.

In altre parole, al di là della sentenza, il dossier San Siro rischia di trasformarsi nel caso emblematico di uno scarto sempre più marcato tra l’interesse pubblico proclamato e quello percepito dai cittadini.
Un cortocircuito politico destinato a lasciare tracce, soprattutto per il sindaco e la sua maggioranza a trazione PD, con inevitabili ripercussioni  sulle elezioni amministrative del 2027.

 

 

San Siro, la delibera della vergogna: così Sala ha forzato il voto per vendere lo stadio ai fondi privati

delibera vendita San Siro ai fondi proprietari di Inter e Milan

 

La mattina del 30 settembre 2025 resterà una data simbolo nella storia amministrativa milanese.
Con un’operazione condotta ai limiti della trasparenza istituzionale, la Giunta guidata da Beppe Sala è riuscita a far approvare – in una seduta fiume conclusa alle prime ore del mattino – la delibera di vendita dello stadio di San Siro e dei terreni comunali adiacenti ai fondi immobiliari proprietari di Inter e Milan.

Un voto pilotato con un’assenza “strategica”

La votazione, secondo quanto riferito da diversi consiglieri d’opposizione, è stata preceduta da una manovra che definire “di palazzo” è poco: tre consiglieri di Forza Italia – forza nominalmente di opposizione – si sono allontanati dall’aula poco prima del voto, permettendo alla maggioranza di Sala di raggiungere il numero legale necessario all’approvazione.
Una coincidenza che molti in aula hanno definito un accordo preconfezionato, volto a garantire l’esito favorevole della delibera nonostante le spaccature interne e il malcontento crescente in città.

La sentenza del TAR “tenuta nascosta”

Ma l’aspetto più controverso riguarda ciò che è avvenuto pochi giorni prima del voto.
Il 24 settembre, infatti, il TAR della Lombardia ha annullato la delibera del Comune di San Donato Milanese, che consentiva la costruzione del nuovo stadio del Milan nell’area di via Monticello.
Una sentenza che – secondo fonti giuridiche – era già stata notificata alle parti interessate, cioè ai legali del Milan e ai fondi immobiliari coinvolti.

Nonostante ciò, né il Sindaco Sala né la sua vice Anna Scavuzzo hanno ritenuto opportuno informare il Consiglio comunale di una decisione che smentiva l’intera narrazione usata per giustificare la vendita di San Siro: quella secondo cui, se non si fosse approvata subito la delibera, le squadre si sarebbero trasferite altrove, lasciando Milano con uno stadio vuoto e un’area abbandonata.

In realtà, dopo la decisione del TAR, il progetto alternativo di San Donato era giuridicamente bloccato, e nessuna delle due società avrebbe potuto procedere a breve con la costruzione di un nuovo impianto.
Ciò significa che il Comune non era affatto sotto pressione e avrebbe potuto – anzi dovuto – riaprire la trattativa, rinegoziare i termini e pretendere maggiori garanzie pubbliche.
Non lo ha fatto.

Un comportamento ai limiti della buona fede

Due sono le ipotesi, entrambe inquietanti.
O il Comune ignorava la sentenza, e in tal caso si tratterebbe di una grave negligenza amministrativa, considerata la rilevanza dell’atto e la sua pubblicazione tramite il portale del processo amministrativo telematico.
Oppure qualcuno era perfettamente informato, ma ha scelto di tenere nascosta la notizia per non compromettere la corsa all’approvazione della delibera.
In questo secondo caso, si configurerebbe un comportamento in violazione del principio di buona fede nelle trattative (art. 1337 del Codice Civile) e una lesione del diritto all’informazione dei consiglieri comunali.

Come hanno votato i consiglieri

Come hanno votato i consiglieri

Un’operazione sbilanciata a favore dei privati

Molti osservatori sottolineano che la trattativa con Inter e Milan sia stata condotta fin dall’inizio in modo sbilanciato a favore dei fondi immobiliari che controllano le due società.
L’area di San Siro – oltre 150 mila metri quadrati di suolo pubblico – verrà ceduta a un prezzo che molti tecnici giudicano inferiore al valore reale, in cambio di generiche promesse di “rigenerazione urbana” e di investimenti che restano in gran parte nelle mani dei privati.
Il Comune, nel frattempo, rinuncia a un bene storico e identitario, senza garanzie su destinazioni d’uso, accessibilità pubblica o vincoli culturali.

Due stadi e una città ostaggio della speculazione

Come se non bastasse, nelle ultime ore anche il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha proposto di mantenere in piedi San Siro accanto al nuovo stadio, destinandolo a calcio minore e concerti.
Un’ipotesi che renderebbe l’area un epicentro di traffico, inquinamento e cementificazione, trasformando un quartiere residenziale in una zona a saturazione permanente.

Conclusione: la città merita chiarezza

La delibera del 30 settembre rappresenta non solo una scelta politica contestabile, ma anche un precedente istituzionale pericoloso, in cui le regole del confronto democratico sono state piegate agli interessi dei poteri forti.
La vicenda di San Siro non è chiusa: la sentenza del TAR, le modalità del voto e la gestione opaca dell’informazione impongono un approfondimento urgente da parte della stampa e degli organi di controllo.

Per ora, resta una certezza:
Milano ha perso un pezzo della sua credibilità pubblica, e il Sindaco Sala dovrà spiegare ai cittadini perché la città è stata esclusa da una delle decisioni più importanti della sua storia recente.

 

 

 

 

 

 

Milano 06 Settembre 2025

 

 

 

 

 

La Redazione 

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